Dance, Dance, Dance.

YOUTH NOVEL 7

Having trouble telling how I feel,
couldn’t possibly tell you how I mean.

So when I’m tripping my feet, look at the beat,
the words are written in the sand.
When I’m shaking my hips, look for the swing,
The words are written in the air.

A volte per poter andare avanti bisogna tornare indietro. A volte per poter andare avanti, bisogna tornare alle origini. Avevo preparato una borsa con un pigiama ed un libro ed ero andata a stare a casa dei miei per il weekend. C’era ancora la mia stanza ma appariva del tutto diversa: c’era un divano letto e dei mobili improbabili ma nel complesso aveva il suo perché, la luce era tenue e soffusa al punto giusto. Avevo anche di nuovo il mio balcone dove fumare la sigaretta del dopo cena.
La mia voglia di emancipazione negli ultimi tempi era stata enorme, mi aveva quasi divorata dall’interno. Avevo fame di crescere, fame di recidere le radici. Avevo così fame di crescere che ne ero stata quasi accecata e probabilmente nel mio cammino di emancipazione avevo commesso qualche errore di valutazione. Avevo fretta di dimostrare qualcosa a me stessa, avevo fretta di dimostrare di essere una presunta donna. Ero così stata accecata dalla mia fretta di emancipazione che non avevo capito che dovunque sarei andata le mie fragilità mi avrebbero seguito. In fondo a volte sono il contrario di quello che appaio, sono come un vaso di cristallo sull’orlo di un precipizio. In fondo sono ancora una bambina, perché la mia presunta emancipazione è stata pagata da qualcun’altro e non da me e così sono bravi tutti. In questo ero stata più decadente di chi a viso aperto fa il decadente.
Avevo deciso di recidere le mie radici da te in un momento di stanchezza. La mia era solo stata una richiesta di aiuto. Era un modo per chiederti di aiutami ad aiutarti, di aiutami ad esserci per te, di aiutami a capirti meglio. Era un modo per chiederti di aiutami a capire il modo migliore di accoglierti, era un modo per chiederti di parlarmi.

Jep: Su “donna con le palle” crollerebbe qualsiasi gentiluomo. Stefà l’hai voluto tu, eh? In ordine sparso: la tua vocazione civile ai tempi dell’università non se la ricorda nessuno, molti invece ricordano personalmente un’altra tua vocazione che si esprimeva a quei tempi, ma si consumava nei bagni dell’università. La storia ufficiale del partito l’hai scritta perché per anni sei stata l’amante del capo del partito. I tuoi undici romanzi pubblicati da una piccola casa editrice foraggiata dal partito, recensiti da piccoli giornali, vicini al partito, sono romanzi irrilevanti, lo dicono tutti, questo non toglie che anche il mio romanzetto giovanile fosse irrilevante, su questo ti do ragione. La tua storia con Eusebio: ma quale? Eusebio è innamorato di Giordano, lo sanno tutti. Da anni pranzano tutti i giorni da Armando, al Pantheon, sotto all’attaccapanni, come due innamoratini sotto alla quercia. Lo sanno tutti e fate finta di nulla. L’educazione dei figli che tu condurresti con sacrificio minuto per minuto: lavori tutta la settimana in televisione, esci tutte le sere, pure il lunedì, quando non si manifestano neppure gli spacciatori di popper. I tuoi figli stanno sempre senza di te, pure durante le vacanze lunghe che ti concedi. Poi hai per la precisione un maggiordomo, un cameriere, un cuoco, un autista che accompagna i ragazzi a scuola, tre baby-sitter. Ma insomma, come e quando si manifesta il tuo sacrificio? Queste sono le tue menzogne e le tue fragilità. Stefà, madre e donna, hai cinquantatrè anni e una vita devastata, come tutti noi. Allora invece di farci la morale, di guardarci con antipatia… Dovresti guardarci con affetto. Siamo tutti sull’orlo della disperazione, non abbiamo altro rimedio che guardarci in faccia, farci compagnia, pigliarci un poco in giro. O no?
– La Grande Bellezza –

Window Blues.

YOUTH NOVEL 6

Don’t strain yourself for me,
don’t break yourself for me,
don’t lose your selfish ways for me.

Don’t go all soft on me,
don’t come across for me,
don’t lose your selfish ways over me.

L. “Ma tu sei la stessa che due anni fa è venuta a fare l’audit?”
E. “Si”.
L. “Hai qualcosa di diverso… Sei molto più donna.”
I vent’anni stanno finendo e sento già la loro mancanza. I vent’anni stanno finendo e io sto facendo pace con tante cose.
Sto accettando di non avere tanto tempo e che tutte le mattine la sveglia suona.
Sto accettando di aver fatto tutto quello che ho potuto, che mi sono sentita spesso in colpa e che a volte mi sono sentita inferiore. Sto accettando che nonostante non mi sia sentita all’altezza, la mia coscienza è in pace con se stessa e questa è l’unica cosa che conta.
Sto accettando che con i tacchi ci litigherò sempre ma che non ne posso fare a meno, rendono più interessante qualsiasi outfit. Sto accettando che mi piace la mia eleganza, mi piace vestirmi con cura ma in modo sobrio, il chiasso delle fantasie non lo sopporto. Sto accettando che devo andare più spesso dal parrucchiere ma che i miei capelli non saranno mai perfetti, sto accettando i primi capelli bianchi.
Sto accettando che non ha senso odiare il lunedì e anche il martedì.
Sto accettando che tu hai ancora tutta la tua adolescenza da vivere e che io non ho alcuna voglia di aspettare, di volerti ancora. Sto accettando che tu, ancora una volta, sei scappato da te stesso prima ancora che da me. Sto accettando che probabilmente non ti perdonerò mai per essere scappato in quel modo e per avermi inflitto un dolore che non meritavo. Sto accettando che posso essere me stessa senza di te, che non hai più alcuna importanza.
Sto accettando che mi piace tanto giocare con il trucco ma che a volte, per sentirmi più bambina, mi piace andare in giro struccata. Sto accettando la bellezza delle piccole cose, la gioia e la felicità nascosta negli attimi quotidiani.
Sto accettando che spesso le persone ti stupiscono, devi solo dargli una possibilità. Sto accettando che il senno del poi non esiste, esistono il passato e il presente con tutte le loro forme, a volte bizzarre.
Sto accettando che a volte ho bisogno di aiuto e di affidarmi all’altro. Sto accettando che a volte ho bisogno di essere coccolata.
Sto accettando che non mi piace più andare a ballare anche se a volte può essere molto divertente. Sto accettando che, dopo una giornata di lavoro, voglio prendermi un momento per me con un bicchiere di vino, un libro o una serie TV.
Sto accettando che il mondo delle idee di Platone non esiste e che amare l’altro in ogni sua forma è un puro atto di fede.
Sto accettando che i momenti di confronto e di contrapposizione sono assolutamente necessari, sono l’unico strumento di crescita che abbiamo.
Sto accettando che per quante evasioni io possa cercare, l’unica cosa che per me conta è avere qualcuno che non mi voglia definire, qualcuno capace di accogliermi in tutte le mie forme. Qualcuno con cui condividere me stessa.
Sto accettando che a volte, l’unica cosa che puoi fare è lasciare andare e non fare niente.

I’m gonna be honest. You know this is crap. I know this is crap.
You and I were build for this, it’s what we do.
Now, we can look at normal people and want to be like them but we can’t really.
– The Good Wife –

Dimentichiamo quasi sempre che le vite delle persone non sono soltanto questo: ogni percorso si compone anche delle nostre perdite e dei nostri rifiuti, delle nostre omissioni e dei nostri desideri insoddisfatti, di ciò che una volta abbiamo tralasciato o non abbiamo scelto o non abbiamo ottenuto, delle numerose possibilità che nella maggior parte dei casi non sono giunte a realizzarsi – tutte tranne una, alla fin fine -, delle nostre esitazioni e dei nostri sogni, dei progetti falliti e delle aspirazioni false o deboli, delle paure che ci hanno paralizzati, di ciò che abbiamo abbandonato e di ciò che ci ha abbandonati. Insomma, noi persone forse consistiamo tanto in ciò che siamo quanto in ciò che siamo stati, tanto in ciò che è verificabile e quantificabile e rammemorabíle quanto in ciò che è più incerto, indeciso e sfumato, forse siamo fatti in ugual misura di ciò che è stato e di ciò che avrebbe potuto essere.
Tutti viviamo, in maniera parziale ma permanente, subendo l’inganno oppure praticandolo, raccontando soltanto una parte, nascondendo un’altra parte e mai le stesse parti alle diverse persone che ci circondano. E tuttavia, a quel che sembra, non siamo del tutto capaci di abituarci a ciò. E quando scopriamo che qualcosa non era come l’abbiamo vissuto – un amore o un’amicizia, una situazione politica o una aspettativa comune e addirittura nazionale – ci si presenta nella vita reale quel dilemma che può tormentarci così tanto e che in grande misura è il terreno della finzione: non sappiamo più com’è stato per davvero ciò che ci sembrava certo, non sappiamo più come abbiamo vissuto ciò che abbiamo vissuto, se è stato quello che abbiamo creduto fino a quando siamo stati ingannati o se dobbiamo gettare tutto quanto nel sacco senza fondo dell’immaginario e tentare di ricostruire i nostri passi alla luce della rivelazione presente e del disinganno.
La più completa delle biografie non è fatta d’altro che di frammenti irregolari e di scampoli scoloriti, anche la propria biografia. Crediamo di poter raccontare le nostre vite in maniera più o meno ragionata e precisa, e quando cominciamo ci rendiamo conto che sono affollate di zone d’ombra, di episodi non spiegati e forse inesplicabili, di scelte non compiute, di opportunità mancate, di elementi che ignoriamo perché riguardano gli altri, di cui è ancora più arduo sapere tutto o sapere qualcosa. L’inganno e la sua scoperta ci fanno vedere che anche il passato è instabile e malsicuro, che neppure ciò che in esso sembra ormai fermo e assodato lo è per una volta e non per sempre, che ciò che è stato è composto anche da ciò che non è stato, e che ciò che non è stato può ancora essere.
– Javier Marias – 

Breaking It Up.

YOUTH NOVEL 5

Darling I’ll leave and you won’t come along;
so give me the reason to stay, give me the reason to wait.
‘Cause darling we’re here but my true love is not.
I let you think that I’m yours when I’m not;
keep you here though I’m ready to drop the last line.
Breaking it up, it’s already gone.

If you’re going abroad I can’t help you,
if you’re crossing the street I might be there.

Ho scelto di non provare dolore, ho scelto di provare ad essere felice. Si, ho scelto di provare ad essere felice. Nella vita siamo sempre in attesa che arrivi la felicità, come se questa dipendesse da qualche fattore esterno. Speriamo sempre che arrivi qualcuno a portarcela.
Sono stanca di aspettare, io voglio essere felice ora e voglio occuparmi dell’unica relazione sicura che ho, quella con me stessa. Viviamo sempre proiettati verso l’altro, viviamo in funzione di come l’altro di percepisce.
In realtà, l’unica cosa di cui dovremmo preoccuparci, è capire come ci percepiamo noi, siamo l’unica persona con la quale veramente dobbiamo fare i conti. Le persone e le stagioni passano, noi stessi restiamo sempre, che ci piaccia o no. Ho realizzato che forse non ero contenta di quello che vedevo, quella che ero non mi permetteva di essere felice. Mi sono resa conto che potevo essere molto altro, potevo essere luce. Allora perché fermarmi?
Abbiamo un potere e una responsabilità verso di noi grandissima. Abbiamo il potere di essere quelli che vogliamo, abbiamo il potere di cambiare. Allora perché non usare questo potere? Perché aspettare che qualcuno ci porti il cambiamento? Perché essere il limite di noi stessi?

I want a happy life, and I want to control my own fate.
– The Good Wife –

Tonight.

YOUTH NOVEL 4

Watch my back so I’ll make sure,
you’re right behind me as before.
And don’t you let me go, let me go tonight.

Stavo montando delle scatole dell’Ikea, non tolleravo più la libreria così in disordine. Erano le dieci di sera passate e stavo ascoltando la colonna sonora del momento. Sono semplicemente scoppiata a piangere, di un pianto forte e genuino. Non piangevo più per il dolore della perdita, piangevo per la gioia del ritrovamento di me stessa. Mi sentivo veramente bene, non riuscivo a capire come mai ma mi sentivo bene. Stavo finalmente passando ad una nuova epoca della mia vita. Avevo capito solo che volevo essere felice. Questione all’apparenza molto banale ma forse per me non lo era per niente. Volevo costruire una famiglia, volevo raggiungere la felicità delle piccole cose, non volevo più la complessità dei gesti e delle parole, non volevo più farmi trattenere dal passato e dalle false credenze.
Questo dolore mi sta liberando da me stessa per ridarmi a me stessa tramite la verità. L’assenza mi sta permettendo di ridefinirmi totalmente come persona, il guscio è uguale a prima ma il dentro si sta evolvendo in un modo totalmente nuovo e inaspettato. Non provo rabbia, non provo risentimento. Provo solo gioia, gioia per aver intrapreso un cammino meraviglioso.

I’m feeling a bit vulnerable, but I’m going to use it.
– The Good Wife –

This trumpet in my head.

YOUTH NOVEL 3

I can’t get that trumpet out of my head,
And you say you can’t stand me when I’m quiet,
And so I shot you with my silence,
I can’t get that trumpet out of my head.

Fare quel tratto di strada da sola il sabato pomeriggio mi faceva sentire sempre tremendamente sola, avvertivo una profonda malinconia. In quella piccola passeggiata che avevo fatto varie volte nell’ultimo anno mi ero spesso soffermata a pensare. La mancanza di azione ci aveva portato nel baratro. L’essere sicuri di se stessi rispetto al mondo circostante non avrebbe aiutato nessuno. Era troppo frustrante capire le cose dal di fuori ma non avere la possibilità di agire, era troppo frustrante la totale convinzione dell’altro.
Stavo uscendo dai vecchi schemi, li stavo abbandonando tutti ma quanto era difficile, quanto era doloroso. Sentivo una forza prepotente che spingeva da dentro di me, mi spingeva verso altro. Era come se un’altra me volesse portarmi via da un terreno pericoloso, da un presunto baratro. Non c’era pace, giorno e notte, giorno e notte era un continuo lavorare. Le giornate erano lunghissime, la testa era esausta. Ad un certo punto pensavo: “ora basta, ricomincio domani“. Provavo a chiudere gli occhi ma niente la forza prepotente tornava. La notte sveglia a scrivere come una dannata per tirare fuori il demone che dimorava in me. Corri il più lontano possibile, non ti fermare mai.

I’ve decided that life’s is too short not to be honest.
– The Good Wife –

Times Files.

YOUTH NOVEL 2

I get weak, I get weary,
I miss sleep, I get moody,
I’m in thoughts, I write songs,
I’m in love, I walk on.
Don’t you go, my baby begs me so,
Time will fly, upon my baby’s back.

Sento che il mio tempo sta arrivando, che il vento del cambiamento è prepotente più che mai. Forse per nostalgia vorrei trattenermi dove sono ma già so che non sarà possibile, trattenermi non servirà a nulla. Ho paura del vuoto, di quello che sarà. Ma tanto nulla è certo in questa vita anche se spesso invece crediamo il contrario. Abbiamo sempre bisogno di una qualche sicurezza alla quale aggrapparci, sulla quale contare. In realtà non ci rendiamo conto che siamo molto più consapevoli nella nostra insicurezza perché è li che riusciamo veramente a capire e a comprendere le cose per quello che realmente sono. Senza sicurezza la verità ci si rivela per quella che è, non ci sono più pregiudizi, convinzioni. Spesso la rivelazione porta con se un dolore profondo, un dolore che deve essere affrontato. Il dolore quando smetterà di essere tale ci poterà un nuovo equilibrio sul quale costruire nuovamente per poi distruggere ancora.
La sicurezza è la cosa più dolce che abbiamo, ci avvolge con il suo calore ma è il nostro male più grande. Alimenta il nostro falso essere.

In every person’s life, around 27 to 29 years old, the stars and the planets align themselves to exactly the way they were when you were born.
You’re faced with yourself. There’s no running away.
-Lykke Li-

Everybody but me.

YOUTH NOVEL 1

I’m standing in the corner thinking, what am I to do?
Should I go home still sober? Should I buy me another glass of wine?
And forget about time and hope that no one sees me.
I’m not like the others.

I don’t want to.

Voglio perdermi nella decadenza, nessuna responsabilità. Voglio perdermi nelle luci al neon di un locale squallido dove i volti di tutti sembrano più interessanti. In quelle situazioni dove tutti si presentano al meglio per dare il loro peggio. Voglio perdermi nelle canzoni da piano bar di qualche film degli anni ’80.
Devo smetterla di chiedere scusa per tutto quello che sono stata, per tutto quello che sarò. Non mi scuserò mai più per le colpe altrui. Che ognuno si prenda le proprie responsabilità, che ognuno affronti se stesso a viso aperto, in totale onestà.

“E. non ti meriti tutta questa inconsistenza.”
Addio inconsistenza, benvenuta decadenza.


You won’t feel like it. But put on nice clothing.
Force yourself, too. Not for public. For you.
Does it ever get easier? No, but you do get better at it.
– The Good Wife –