Sky and sand.

In the daytime, you wil find me by your side,
tryin’ to do my best and tryin’ to make things right.

I found myself alive in the palm of your hand,
as long as we are flyin’, all this world ain’t got no end.

2007 vs. 2017. Dieci anni fa ero a Barcellona e andavo al Pacha, ora si va direttamente in hangover senza passare per il Pacha. A ventotto anni, per la prima volta nella mia vita, mi sono ubriacata seriamente. Ho fatto il classico errore di mischiare cose a caso, tipo vino e vodka e chi lo sa. Di quelle ubriachezze moleste che mi hanno costretta a prendere un taxi e che il giorno dopo ci ho messo venti minuti a ritrovare la macchina. Di quelle ubriachezze moleste che mi hanno fatto addormentare di botto ma che mi hanno risvegliato due ore dopo con il desiderio profondo di vomitarmi anche l’anima. Di quelle ubriachezze moleste che mi hanno reso impresentabile fino alle sei di sera del giorno successivo. Di quelle ubriachezze moleste che necessitano di Oki e coca-cola a profusione.
Però è stata una grande serata. Ero ad un concerto e ho cominciato a saltellare come una pazza, poi ho provato a stendermi per guardare le stelle ma non c’era una costellazione che riusciva a stare ferma. E’ stato bello perché da ubriachi, io e un collega, abbiamo appianato le nostre divergenze. “E., due anni fa, il rapporto tra me e te è cominciato veramente male”, “perché hai un ego smisurato e a volte proprio non ti sopporto”. Poi mi ha raccontato di essersi lasciato con la ragazza e ora, spesso, me lo ritrovo a casa mia per cena. Non ho capito perché ma è convinto che io sia una brava donna di casa.
La scorsa domenica mi sono svegliata all’ora di pranzo dopo una nottata allegra e mi sono sentita calma come se tutto, in quel momento, fosse semplicemente perfetto. Il primo pensiero che ho avuto è stato che l’amore romantico è veramente una cazzata che ci intossica la vita. Perché l’amore romantico è qualcosa di effimero e di non ben identificato, è un’idea che tutti inseguono ma che nessuno sa descrivere. L’amore romantico è come il mondo delle idee di Platone con l’unico problema che noi non viviamo in quel mondo. L’amore romantico è come il vivere nell’attesa che qualcuno arrivi a salvarci da noi stessi quando non sappiamo salvarci da soli. Ho pensato che a me tutto questo romanticismo ha cominciato a dare i brividi e che sono spaventata dalle persone che non sanno quello che vogliono.
Ho pensato anche che mi piacciono gli uomini che portano orologi ricercati e non il solito Rolex. Gli uomini che guidano in modo sportivo belle macchine fregandosene dei limiti di velocità. Ho pensato che mi piacciono gli uomini che sanno vestirsi bene perché per me, il vestire e l’eleganza, non sono cose che possono essere lasciate al caso.
Tra un bicchiere e l’altro ho cominciato anche a meditare, allontanando da me il passato ed il futuro e questa cosa mi sta piacendo molto. Vivo il solo presente, il solo attimo e faccio fatica a ricordare cose successe in passato semplicemente perché non esistono in questo momento. Anche il futuro ancora non esiste e ho eliminato da esso qualsiasi aspettativa, mi occuperò del futuro nel momento in cui diventerà presente. La meditazione mi sta dando una gioia di vivere mai provata prima, la meditazione mi pulisce la mente e mi restituisce ogni volta nuove consapevolezze.
Ho ripreso i rapporti con le persone che avevo messo in pausa perché non ero più in grado di stare in loro compagnia. Perché stare con loro voleva dire affrontare parti di me stessa che non ero in grado di affrontare. Sono tornata da loro e le sto riscoprendo con altri occhi, i miei nuovi occhi. Sembra quasi che io le stia conoscendo ora per la prima volta ma in realtà è solo che la mia percezione del mondo è cambiata.
Mi sono svegliata realizzando che sono andata avanti tornando indietro e che era necessario tornare indietro per andare avanti. Mi sono svegliata realizzando che indietro o avanti ha poca importanza, che l’unica cosa che conta è il qui e ora e che, qui e ora, mi sento fottutamente bene.

P.s. Mia madre è una follower del blog e in questo senso, ci tengo a sottolineare che, non mi sono mai ubriacata in vita mia.
Mamma, ti voglio bene!

La nostra pelle.

A volte vorrei lasciarmi ma non saprei con chi altro andare,
a volte m’innamoro di me e ritorno a ballare.

Anche se tra te e te non c’è comprensione,
anche se non hai tempo di starti ad ascoltare,
anche se una soluzione non ce l’hai,
tu non tradirti mai.

Ho riflettuto su questo mio modo di scrivere che ho adottato di recente, questi tagli chirurgici che faccio con le parole. In realtà, se si vuole vedere la mia parte emotiva basta leggere la categoria Every Open Eye, lì c’è tutta la mia emotività invernale ma a me, quell’emotività non piace. Quell’emotività non sono io e non si tratta di non saper provare niente. Il punto è che non mi piace farmi travolgere da quello che provo. Se ripenso alla me emotiva percepisco solo confusione e disordine e la mancanza di ordine non mi è mai piaciuta. C’è chi si lascia trasportare dalle emozioni e riesce a fare le scelte migliori, io faccio le scelte peggiori. Ho bisogno di analizzare con un taglio pulito e netto le cose per capire cosa voglio fare, la confusione non è cosa mia. L’emotività non mi ha mai aiutato a capire quello che stava succedendo o a fare chiarezza sulle cose, anzi. Quell’emotività provata in inverno mi ha solo fatto del male, mi sono sentita fuoriuscita da me stessa, come se non fossi io a parlare, a pensare, a muovermi. Quell’emotività provata e assecondata mi ha fatto fare cose prive di logica e io, senza logica, non so stare. Forse per questo a me i quadri di Lucio Fontana sono sempre piaciuti.
Una mia amica mi ha detto: “è come se tu avessi tutte le tue emozioni come vestiti, appesi in un armadio. Ogni tanto apri il tuo armadio e osservi e studi le tue emozioni. Sai che stanno lì, sai che sono cosa tua ma rimangono dentro l’armadio. Non sono d’accordo con chi ti definisce anaffettiva o fredda. Tu hai grande profondità di sentimenti ma non sei emotiva. Forse sei consapevole che spesso l’emotività può essere un boomerang”.
Forse, oltre a non amare l’emotività e il caos che ne può discendere, è che sono una persona timida, riservata e poco superficiale. Il mostrare quello che provo mi ha sempre messo a disagio. Sento di avere quella “grande profondità” di sentimenti ma forse, proprio perché li percepisco come profondi, penso che debbano essere accuditi e tutelati, non possono essere esposti e rivelati così, d’emblée. Forse per questo amo molto, oltre quei tagli puliti di Lucio Fontana, il protagonista delle “Conseguenze dell’amore”, Titta di Girolamo. Titta di frivolo ha solo il nome ed è una persona che, davanti all’amore provato, mette a repentaglio la sua intera esistenza.
All’apparenza sono una sfinge e mi è stato anche detto una volta, tempo fa, da un mio capo. Si, ad un approccio superficiale sono una sfinge e cosa provo? Nessuno lo sa o forse basterebbe solo osservarmi in modo più attento, andando al di là di quei tagli sulla tela.

E scoprire che sei proprio tu la persona che ti ha fatto ridere di più,
E scoprire che sei proprio tu la persona che ti ha fatto piangere di più,
Un buon amico, lo stronzo che ti ha mentito.

Un giorno buffo di cielo assolato ci ritroveremo con un bel sorriso,
per aver capito poco di questo nostro cervello
e dell’intero mondo così complesso, così spericolato.

Dobbiamo smettere di pensarci a partire dall’animalità come pretende la nostra cultura quando ci definisce “animali ragionevoli”. Imprigionati da questa definizione, guardiamo le nostre passioni come gli animali guardano alla loro fame e alla loro sete, pure esigenze da soddisfare. Mai ci ha sfiorato il sospetto che le nostre passioni non abbiano tanto un bisogno da soddisfare quanto un senso da dischiudere. Non abbiamo mai riconosciuto loro dell’intelligenza. Rinchiuse nel fondo opaco e buio dell’animalità, le abbiamo considerate sempre come qualcosa da contenere.
Cos’altro significa infatti essere “ragionevoli”? Non essere ostinati, adattarsi alla realtà così com’è, controllare le emozioni profonde, guardarsi dagli amori passionali non meno che dagli odi. La ragione è misura, e chi non vi si attiene ospita quel desiderio “fuori misura”, che lo colloca fuori dalla ragione.
Ma il desiderio rimanda alle stelle (de-sidera), allo struggimento delle passioni. In mezzo l’immenso vuoto che separa l’abisso delle passioni dall’altezza del cielo.
Umberto Galimberti, l’ospite inquietante*

*Citazione gentilmente presa da Nosce Sauton.

Ali sporche.

Ho i tagli sotto i talloni e ho perso sangue a galloni ma
guardami ancora in piedi,
nelle mie nuove Nike.

Anche se ho le ali sporche di sangue,
questo sangue m’ha reso grande.

Imparo dall’impatto con la verità,
che è trasparente come il vetro e puoi tagliartici a metà.

Torni da una pausa caffè e li vedi, una coppia di persone anziane per le scale che si tengono per mano. Vestiti in modo colorato, con magliette di cotone che useresti forse al mare. Quei due stonano dentro a quel palazzo fatto di uffici e di cravatte non tanto per il loro abbigliamento ma per la loro umanità: il tenersi per mano, lui che aiuta lei a scendere. Guardandoli attentamente vedi l’unione che c’è tra di loro, quel modo casuale eppure intimo di toccarsi le mani, quell’amore adulto consolidato negli anni. Poi ti guardi e pensi che in fondo la ridicola sei tu con le scarpe alte con le quali nemmeno sai camminare, la faccia perfettamente truccata e i tuoi progetti di gloria.
Mi sono sempre reputata una persona fortunata nel senso che non ho mai sentito l’esigenza di avere qualcuno accanto per sentirmi completa, in qualche modo lo sono da sola. Sto bene immersa in me stessa e nelle mie passioni e a volte ho terribilmente bisogno dei miei pensieri. Forse perché sono una persona a cui piace capire cosa le passa per la testa, una persona che in qualche modo vuole arrivare alla verità delle cose pur essendo consapevole che non ci arriverò mai del tutto, perché in quanto essere finito, l’assolutezza non la possiedo. Riflettendo su me stessa mi sono resa conto, che, in questi mesi, ho fatto un cammino molto interessante, un cammino che definirei “di luce e di apertura”.
Quando parlavo del dramma dei trentenni attuali e dei rapporti di coppia senza senso, parlavo anche di me. Io come tutti ero completamente inviluppata nei miei finti psicodrammi che in realtà erano solo delle paturnie mentali prive di fondamento. Questo cammino di apertura mi ha restituita a me stessa, mi ha fatto vedere come il cambiamento che possiamo attuare su di noi ha un risvolto positivo nel mondo nel quale andiamo a vivere e con il quale, giorno dopo giorno, ci confrontiamo. Mi ha restituito la verità e la semplicità delle cose, eliminando quella patina di “sporco” attraverso la quale percepivo il mio mondo. Mi sento come se fossi riuscita ad eliminare quel superfluo che mi stava incancrenendo, compromettendo la mia attenzione e compromettendo il mio punto di vista.
Non sento più la pressione del lunedì o del martedì, della sveglia che suona, del dormire sempre troppo poco e del fatto che al lavoro c’è sempre qualcosa che non va. Ora nella mia vita e nel lavoro, tutto va come deve andare e va sempre tutto bene.
Qualcuno mi ha detto che forse sto diventando troppo estrema perché manifesto il mio dissenso a qualsiasi lamentela (superficiale) altrui. Qualcun’altro mi ha detto che quando si ricerca una nuova stabilità è normale oscillare tra due estremi. Solitamente si oscilla fino a trovare poi un nuovo equilibrio. Condivido questa visione e sento che il mio oscillare sta per finire e che il mio nuovo equilibrio sta arrivando. Sento che la nuova definizione di me stessa sta per essere compiuta anche se so che non lo sarà mai del tutto perché siamo un eterno divenire e domani sarò sicuramente altro da quello che sono oggi.

La vita è come un eco: se non ti piace quello che ti rimanda,
devi cambiare il messaggio che invii.

James Joyce

P.S. Coez ti amo.