Occhiali scuri.

Dopo tre cocktail divento drama setter.
Vai piano non fare il botto quando ritorni alle 8,
forse hai bevuto un pò troppo ed è già domani.
Attento al posto di blocco, magari accosta ma occhio,
non ti scordare mai gli occhiali scuri se
non sai dove dormirai stanotte.

Al liceo mi sono divertita molto. Dal terzo anno ho cominciato ad andare a tutte le feste di diciotto anni dei miei compagni di scuola, non me ne perdevo una. Sono andata a tutte le feste a cui mi invitavano o alle quali ci si poteva imbucare ma mantenendo sempre un equilibrio di fondo. Non ho mai fatto casini, ho sempre bevuto molto poco. In vita mia non mi sono mai ubriacata sul serio. Sono sempre stata una persona equilibrata nel divertimento. Forse perché, nel divertimento, ho sempre cercato il piacere di passare del tempo insieme agli altri e non la volontà di evadere da me stessa. Ho sempre avuto sete di umanità, di capire e fare mie le storie degli altri, di andare al di là degli eventi nudi e crudi, di carpirne il significato. Perché decidiamo di agire in un modo piuttosto che in un altro?
Quando è finita la storia in cui ero l’anno scorso, un mio amico subito dopo mi ha detto: “ora ti butterai a capofitto sul lavoro, vai a ballare e sfogati con il primo che passa” e io da queste parole sono rimasta interdetta. In realtà B. nel dire queste cose, stava proiettando su di me tutta la rabbia che aveva per la sua di storia, finita male. Io gli ho detto che quella era la sua rabbia e non la mia. Io di rabbia per la fine della mia storia non ne ho mai provata, anzi. Ho provato solo del dolore acuto ma è sempre stato solo mio. Ho detto a B. che non sentivo l’esigenza di fuoriuscire da me stessa ma che sentivo invece l’esigenza di prendermi del tempo per me e l’ho fatto. Ho rallentato i miei ritmi per cominciare ad ascoltarmi.
A seguito della fine del rapporto, ho voluto prendermi del tempo per accogliere e per affrontare il mio dolore spirituale e no, non era il dolore derivante dalla fine del rapporto. Il dolore per la fine del rapporto è stato qualcosa di acuto, fisiologico e inevitabile. Quel dolore acuto è stata solo la conseguenza di un evento della vita che mi sono ritrovata ad affrontare. Ma, i dolori acuti, in quanto acuti, come vengono, vanno.
A seguito della fine del rapporto, avevo capito che erano maturati i tempi per affrontare me stessa perché metà della responsabilità per quello che era successo, inevitabilmente, era la mia. Ho quindi deciso che volevo studiarmi e conoscermi in profondità. Volevo del tempo per affrontare il mio di dolore, quel dolore che mi appartiene da sempre in senso viscerale, quel dolore mio e soltanto mio sul quale solo io posso agire, il mio dolore fondante. Parlo di quel dolore costante e sempre presente in ognuno di noi. Quel dolore che è nostro stesso figlio, perché insito in noi stessi. Quella sorta di croce che, in qualche modo, siamo condannati a portarci dentro, quotidianamente.
Nell’affrontare il mio dolore viscerale, ho provato emotivamente altro dolore, quel dolore che discende da una presa di consapevolezza, dal doversi guardare allo specchio e dal dover ammettere di non amare poi troppo l’immagine che lo specchio restituisce. Mi sono presa del tempo per me perché sapevo che le luci, le piste da ballo, l’alcool, i social, l’essere magri, il sesso fugace, non mi avrebbero aiutato, anzi. Sapevo che la ricerca dello svago ossessivo non avrebbero fatto altro che peggiorare e acuire il mio dolore e che rimandare non sarebbe servito. Il dolore era mio ed era lì pronto ad aspettarmi, era lì che chiedeva di essere vissuto.
Mi sono presa del tempo per me e dopo aver affrontato il mio dolore, sono rinata a nuova vita. No, il dolore non è sparito. Ho ancora del dolore ma ora quel dolore fa parte di me. Ho imparato a diventarci amica, a gestirlo. Ho imparato a guardarlo in faccia, a prenderlo per mano e a non lasciarmi sopraffare. Nel capire quel dolore ho imparato che, spesso, i nostri più grandi nemici siamo solo noi stessi e che la felicità e la serenità dipendono solo da noi. Che a volte, il nostro dolore viscerale discende solo da una struttura di pensiero ossessivo e reiterato come se fosse una sorta di cattiva abitudine. Ho però capito che, come tutte le cattive abitudini, può essere superato.
Dopo aver affrontato quel dolore viscerale che mi portavo dietro, ho cominciato a vivere in modo decisamente più vero e puro. Ho veramente imparato a capire e ad apprezzare le piccole cose quotidiane. Una volta mentre correvo mi sono quasi messa a piangere, perché ho pensato a quanto ero fortunata che, non solo riuscivo a camminare ma che riuscivo anche a correre perché ho letto di persone che non hanno neanche la libertà di usare le loro gambe come vogliono. Ho cominciato ad imparare e a praticare l’arte della gratitudine e ho imparato a prendere me stessa e gli eventi che accadono al di fuori di me con grande ironia. Ho imparato a fare sempre un passo indietro, perché l’altro è altro e non possiamo governarlo ma è nostro dovere comprenderlo. In fondo, ognuno di noi ha le sue buone ragioni e le mie non sono più buone di quelle dell’altro.
Mi sento tornata a quell’estate, quella dopo il terzo liceo, dove si usciva il pomeriggio e si tornava la sera tardi, sempre sul motorino di altri. Ora posso uscire solo la sera e anche se sono stanca, esco ugualmente. Ho ricominciato, come facevo da adolescente, a buttarmi nelle situazioni. Ho ritrovato la gioia e il piacere di perdermi nell’umanità e nelle storie degli altri. Ho anche ricominciato a vestirmi come un adolescente, ora spesso porto gli shorts anche se non mi convincono molto, sono veramente troppo short. Ho cominciato ad ascoltare musica di dubbio gusto. L’ascolto perché i testi, anche se non mi appartengono, mi fanno ridere. In fondo la vita è anche questo, a volte si torna indietro, a volte si va per contrasto.

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41 pensieri su “Occhiali scuri.

  1. Capisco molto bene e condivido, se si riesce a vivere il proprio dolore (e anche la propria rabbia, quando c’è e quando è il caso) senza scappare tutto diventa più intenso e al tempo stesso si ridimensiona, ci si riappropria anche delle cose buone, sembra strano a dirlo così eppure è quello che ho vissuto anch’io in prima persona.

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    • Perché in qualche modo si sceglie di non combattere più se stessi ma di accogliersi totalmente, di accogliere anche quelle parti di noi che più odiamo. Nell’accoglienza c’è libertà di noi. Io con il senno di poi dico serenamente che sono contenta di aver affrontato me stessa, perché ora mi sento molto più a mio agio. È vero che non tutti i mali vengono per nuocere.

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  2. Seguo con attenzione, discreto e attento, il tuo “diario intimo”. La saggezza di vita che hai conquistato è l’approdo di un percorso duro ma fortemente voluto. Hai ritrovato la semplice allegria di vita…quella lieve, ma non sciocca,o, meglio quella che sceglie, per gusto e sfizio, la “sciocchezza” per poi rientrare in una meditata “serietà… Tutto molto, molto interessante… Mi complimento per la trasparenza con cui riesci a raccontarti

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    • Grazie Franz, hai colto il punto.
      Mi sento tornata adolescente a quel divertimento genuino e allegro, con una nuova consapevolezza di me. Con la voglia di ricercare la bellezza dello stare insieme e della compagnia, non con la voglia di distrarsi da se stessi. In fondo, in inverno, non gradivo la stare insieme. Lo stare insieme mi appesantiva e mi dava una sensazione di malessere. Ho dovuto affrontare me stessa anche per imparare nuovamente a divertirmi, per godermela. So anche che il divertimento di per se è effimero, che il divertimento va e viene e non da risposte concrete. Ma l’estate romana merita di essere vissuta così, con spensieratezza, leggerezza e forse un pizzico di incoscienza.

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  3. Credo che l’unico modo per superare un dolore sia viverlo. Non affrontarlo di petto o evitarlo. Viverlo, sentirlo fino in fondo, fino all’ultima fibra dell’essere, guardandolo dritto negli occhi. E aspettare che se ne vada portandosi via ciò che diventato inutile…per far spazio a nuova vita. 🙂

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    • L’importante è capire che il divertimento va goduto ma che il dolore non può essere evitato. Il dolore ci rigenera e ci restituisce a nuova vita. Il dolore sembra negativo ma in realtà non lo è. Il paradosso è che, a volte, soffriamo di più nel non affrontare quel dolore. Facendo così ce lo trasportiamo dietro all’infinito. Quando invece, nell’affrontare, limitiamo quel dolore ad un tempo finito.

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      • Beh il dolore un po’ negativo lo è…perché fa star male e l’uomo ricerca la felicità, o perlomeno la serenità, Comunque sono d’accordo con te, il dolore non si può evitare, va affrontato e gestito perché fa parte della vita

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  4. forse fraintendo,ma mi sembra che il “dolore viscerale” sia, o assomigli a, il malessere esistenziale, quel disagio mentale che ci prende e ci sorprende nelle situazioni più disparate, l’inquietudine di Pessoa, quel “sentire sensibile” che non appartiene a tutti e che è allo stesso tempo attaccamento alla vita e sofferenza di vivere.
    ml

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    • Hai inteso perfettamente. Intendo proprio quel malessere che insito stesso nel vivere. Quel disagio che a volte, in certe situazioni, si fa martellante.
      In qualche modo, secondo me, lo abbiamo tutti ma non tutti sono in grado di capire quella sensazione che si portano dietro, di dargli un nome. Spesso il male di vivere viene trascinato nella propria quotidianità e mai investigato.

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  5. In questi luoghi virtuali e anche no, ci sono esperti di dolori, ma io non lo sono. L’unica cosa che so è che bisogna dare un nome al dolore proprio, bisogna capirlo, poi si passa oltre. E questa cosa del nome non riguarda solo il dolore ma tutte le cose che hanno senso.
    La cosa migliore che puoi fare è seguire te stessa, vedo che lo fai e questo apre alla vita.
    Buona estate romana e altrove.

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  6. una giusta riflessione la tua. Non è buttandosi via che si supera il trauma di una storia finita male ma solo dedicandosi ad analizzare il perché è finita male che si riesce a superare il dolore che ha provocato.

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  7. Come giustamente dici, i dolori “fisiologici” sono più facili da superare. È come quando ti fai male. All’inizio il dolore è insopportabile, ma piano piano passa il tempo e guarisci e il dolore non lo senti più. I dolori intimi, i nostri dolori più profondo, bhè, sono tutta un’altra storia. Complimenti a te, che hai affrontato questo dolore e passo dopo passo sei riuscita a fartelo amico, a conviverci giorno dopo giorno. Il dolore fa parte di noi, come anche l’amore, la gioia o la solitudine. Spetta sempre a noi fare un viaggio introspettivo e dare al dolore la sua giusta prospettiva.
    E ora va… e goditi la tua meritata nuova adolescenza. 🙂

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    • Grazie e sottoscrivo. Facciamo a volte finta che quel dolore non ci appartenga cercando di coprirlo. Invece come tutte le cose, fa parte della vita. Vado a godermi la mia nuova adolescenza in questa ritrovata estate! 😉

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  8. Sei riuscita a fare un gran percorso. Hai accolto il dolore, lo hai fatto tuo, lo hai accettato e lo hai quindi superato, prendendoti il 50% delle responsabilità di ciò che è accaduto. Adesso sei risalita sulla “giostra” con una nuova consapevolezza che ti sta facendo meritatamente vivere nuove sensazioni…non è cosa da poco e, soprattutto, non è cosa da tutti.. 😉

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