Ci vuole molto coraggio.

“Solo ai pusillanimi fa paura mettere assieme il passato con il presente
e immaginare il nuovo che rompe le abitudini”.
Willyco

Qualcuno leggendo quello che ho scritto qui ha commentato dicendo che forse mi stavo colpevolizzando. No, non mi stavo colpevolizzando, il senso di colpa non mi è mai appartenuto. Non mi è mai appartenuto perché non vedo il senso del senso di colpa, per me è qualcosa totalmente privo di significato. Siamo umani e non divini e nel nostro essere umani, semplicemente, facciamo ogni giorno degli errori e si, a volte facciamo del male alle persone che ci sono intorno, spesso proprio a quelle a cui siamo più legati. Non sto scrivendo niente di interessante e niente di nuovo, lo sappiamo tutti che la natura umana funziona così.
Allora mi chiedo: ma se sappiamo che funzioniamo così, non avrebbe molto più senso concentrare le proprie energie sul chiedere scusa piuttosto che arrovellarci dentro noi stessi, facendoci mangiare da quel senso di colpa? Per chiedere scusa ci vuole coraggio, perché è necessario prima affrontare noi stessi e poi affrontare l’altro. Anche il chiedere scusa richiede un percorso di consapevolezza e non è sempre detto che l’altro sarà disposto ad accogliere le nostre scuse. Ma nel non sapere accogliere le scuse, il problema poi diventa dell’altro. Perché non accogliere le scuse e non concedere il perdono, è anche quello un gesto di chiusura, di rifiuto della natura umana. Anche chi è stato ferito, a sua volta avrà ferito. Siamo tutti, nello stesso tempo, carnefici e vittime. Di conseguenza, per me, non ha molto senso rifiutare una spirale che definisco virtuosa, quella del ricevere e del chiedere scusa.
La spirale del chiedere e del saper accogliere le scuse dell’altro la definisco virtuosa perché, secondo me, permette ad entrambe le parti in causa di evolversi, di imparare dal proprio passato e di lasciar andare qualsiasi cosa debba essere lasciata andare.
Il senso di colpa e il non accettare le scuse, semplicemente, bloccano questa spirale, bloccano entrambe le parti in una staticità che si contrappone all’essenza primaria della vita: quella del divenire. Si rimane immobili, senza andare avanti, non riuscendo ad abbandonare del tutto quel passato che, a volte, può tornare a tormentare tramite proprio quel senso di colpa mai superato o magari tramite quelle scuse mai ricevute.
Non vedo il senso del senso di colpa, davvero. Io chiedo scusa a quel dolore per non essere sempre stata all’altezza della situazione, per non averlo accolto come meritava e le motivazioni per cui non ci sono riuscita erano tante o forse una sola, mancavo di consapevolezza rispetto a quel dolore. Mi scuso con quel dolore ma, nello stesso tempo, amo la me stessa del passato e la me stessa di oggi perché ero sempre io. Oggi ne so più di quanto ne sapevo ieri, domani ne saprò più di quanto ne so oggi ed è anche questa la natura umana e anche qui non sto scrivendo niente di interessante e niente di nuovo.
Non sarò e nessuno di noi sarà mai all’altezza di quello che ci capita, soprattutto quando quello che ci capita è totalmente inaspettato. Forse avrei potuto fare di più e forse avrei dovuto fare di meno ma con il senno di poi, saremmo tutti dei fenomeni* e il senno di poi, come il senso di colpa, non ha per me una sua ragion d’essere.
Oltre al chiedere scusa a quel dolore, perdono totalmente me stessa. Mi perdono perché ho sempre agito in buona fede e spinta da un amore grande anche se, a volte, tramite i miei gesti, non sono stata in grado di dimostrarlo o forse l’altro non è stato in grado di comprenderlo. D’altronde, anche le incomprensioni fanno parte del quotidiano di ognuno di noi, sono fisiologiche.
Ad oggi, prendendo il buono dalla scarsa consapevolezza che avevo, guardo al mio presente vedendo tutto il bello che mi sta regalando. Questa mia esperienza di vita mi sta dando l’opportunità di mettermi in contatto con persone che conoscono bene il dolore cronico perché lo vivono ogni giorno e che hanno qualcosa di importante da insegnarmi. Le parole che leggo nei loro blog, senza il mio passato, non avrebbero il valore che hanno oggi. Grazie a loro, sto imparando ad apprezzare sempre di più la bellezza delle piccole cose e il rifiuto delle sovrastrutture che tanto ci confondono le idee, che tanto ci fanno perdere il senso della vita.
Sto imparando ad amare i sentimenti che mi porto dentro, custodendoli gelosamente. Custodendoli ma rivelandoli quando è giusto farlo, perché non ha senso provare amore senza dimostrarlo. Perché, anche se a volte ci fa paura e anche se soffriremo, l’unica cosa che possiamo continuare a fare è amare. Amare al nostro meglio cercando di amare consapevolmente, non tralasciando il piano pratico dell’amore. Perché l’amore è passionalità, sentimento e irrazionalità ma l’amore vive all’interno della quotidianità e in quella quotidianità deve essere in grado di trovare la sua forma di espressione.
Il mio passato mi ha permesso di rigenerarmi completamente, senza quel vissuto non sarei la consapevolezza che sono ora. Molte persone intorno a me mi hanno detto di vedere oggi una me molto differente, più serena e più felice. Ribadisco, differente e non migliore, perché l’essere migliori implicherebbe fare dei paragoni ma non mi piace l’idea di fare un confronto tra la me stessa di oggi e quella del mio passato.
Dico grazie al mio passato e alla consapevolezza che sono stata in grado di acquisire perché grazie a chi ero e a cosa sono diventata, questo giugno mi sta portando tanta stanchezza ma una stanchezza bella, con la pace nel cuore. Quando mi fermo ad ascoltarmi, mi percepisco calma, di una calma che non avevo mai sperimentato. Di una calma che mi fa pensare al mare nelle sue giornate di quiete, dove sembra un’immensa tavola di acqua, totalmente immobile eppure sempre mutevole.

Ci vuole molto coraggio ad avere coraggio.
Ci vuole molto coraggio, per reggere il giorno e sopportare la notte.
Ci vuole molto coraggio, per fermarsi un attimo a nuotare nel profondo.
Ci vuole molto coraggio per tornare indietro quando è necessario.
Ci vuole molto coraggio per guardarsi allo specchio con un bel sorriso.

Ci vuole molto coraggio, per studiare legge e fare l’operaio.
Ci vuole molto coraggio, il calzino bianco con il mocassino.
Ci vuole molto coraggio per votare lega in qualunque caso.
Ci vuole molto coraggio per guardare Sanremo fino in fondo.

Tutto è qui. Non cercare fuori da te. Tutto quello che potrai trovare fuori è per sua natura mutevole, impermanente. Ti puoi illudere di trovare stabilità nella ricchezza, poi quella finisce. Puoi pensare di trovarla nell’amore di una persona, che poi se ne va. O nel potere, che facilmente cambia mano. Puoi affidare la tua vita a un guru e quello muore. No, niente di ciò che è fuori ti appagherà mai. La sola stabilità che può aiutarti davvero è quella interiore.**
Tiziano Terzani

*Citando liberamente un commento ricevuto da Marco Toracchi.
**Citazione gentilmente presa da Nosce Sauton.
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29 pensieri su “Ci vuole molto coraggio.

  1. Ci vuole molto coraggio a non smettere di cercare.
    La ricerca, ci rende liberi. Ci regala coraggio. Ci apre nuovi orizzonti.
    Prendere la lente d’ingrandimento e scrutare il nostro io, comporta cambiamenti.
    Non sappiamo se saranno sempre positivi, ma almeno, non avremo il rimorso di non averci provato…

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    • Concordo in pieno.
      Ci vuole molto coraggio a vivere di onestà verso se stessi. Che onestà non vuol dire “meglio”. Onestà vuol dire avere una percezione il più possibile reale di noi.
      Ci vuole coraggio a vivere e a non lasciarsi vivere.
      Il rimorso no, è un’altra cosa che non comprendo e che rinnego totalmente. Il rimorso, come il senso di colpa, come il senno di poi, avvelena solo l’anima.

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  2. Condivido le tue riflessioni e aggiungo che a mio parere si da’ troppa importanza ai risultati delle nostre e altrui azioni, e troppo poco alle intenzioni. Se l’intenzione era sincera e buona io assolvo me o altri, a prescindere dall’eventuale danno provocato.
    ml

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    • Sottoscrivo quanto dici, si pone l’attenzione esclusivamente sul risultato finale e spesso si tralasciano le intenzioni e l’impegno messo. Poi al di là di tutto, rifiuto l’idea di essere arrabbiata con me stessa o con il prossimo, non ha senso. È così bello vivere spensierati e leggeri verso se stessi e il mondo circostante!

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  3. Come sempre hai centrato un punto in maniera diretta. Ti cito: “Per chiedere scusa ci vuole coraggio” vero, ma penso conti molto anche la gravità dell’offesa subita, certo che un uomo che chiede scusa ad una donna dopo averla violentata e lei non lo perdona, beh direi che fa bene a non perdonarlo, infatti conta appunto l’entità del torto subito e sbagliare significa apprendere, si deve aver la volontà di apprendere come dici anche te, dagli errori commessi, se quell’uomo ha compiuto un gesto criminale e non cambia continuando a pensare che comunque la violenza rientra nell’imperfezione umana (faccio un esempio) si sta mettendo una scusa per proseguire in una tendenza che non ha nulla a che vedere con le imperfezioni. Inoltre anche sul perdono in linea generale ci sono i tempi, può darsi che al momento delle scuse fatte, una persona non abbia ancora elaborato quello che ha subito e neghi il perdono come può darsi che il perdono semplicemente sia un lasciar andare una situazione (credo tu lo intenda in questa maniera ma se sbaglio correggimi) per superare degli errori del passato deve tener sempre conto dei tempi specifici di ognuno e non sempre i tempi tra due o più persone coinvolte in specifiche situazioni avvenute in passato collimano.
    Personalmente credo anche nella giustizia e nell’equilibrio e non credo (sarò impopolare ma lo penso) che tutto si possa perdonare, non persone ma cose, le persone sono un mezzo, nella nostra imperfezione e qui si concordo con te, siamo coloro che agiscono ma tra le azioni che possiamo compiere ve ne sono alcune che pretendono e chiamano giustizia, poi anche questa può variare nel pensiero e nella cultura acquisita, inoltre la pesantezza del portare avanti una battaglia non è odio, è semplicistico talvolta dire che chi non perdona si trascina odio, trascina sete di giustizia, mi viene in mente ad esempio in tal senso la vicenda di Stefano Cucchi e la battaglia di sua sorella. Ciao E. ti auguro una buona serata.

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    • Ciao RossaSciamana.
      Ovviamente in questo post non parlavo di situazioni come violenze subite o atti criminali. Mi riferivo a situazioni di vita vissuta nel quotidiano. Certo che ognuno ha i suoi tempi, sia chi chiede scusa, sia chi deve accogliere le scuse. Le cose vanno sempre prima elaborate.
      Il mio era solo un tentativo di voler mettere in luce quanto, spesso, rimaniamo o arrabbiati o vittime del senso di colpa piuttosto che lasciare andare le cose.
      Come diceva Massimo nel suo commento, se ci sono state buone intenzioni, se si è agito seguendo l’impostazione “migliore” possibile, l’altro va perdonato, totalmente.
      Ci si ferma sempre troppo all’output raggiunto dall’intenzione, perdendo di vista l’umanità e la finitezza dell’altra parte in causa.
      C’è battaglia e battaglia che va combattuta. Le battaglie di chi ha subito una grave offesa o una grave violenza le trovo giuste e condivisibili, le battaglie sterili e fine a se stesse, no.
      Vivere in armonia con il prossimo è sicuramente più difficile. Se ci si pensa, è molto più semplice arrabbiarsi. Però per quanto sia più difficile, è sicuramente molto più appagante.
      Io ho fatto del tutto pace con molte parti del mio passato, sia che coinvolgevano me, sia altri e penso che, anche per questo, sono arrivata ad una profonda pace interiore. Ribadisco, siamo tutti vittime e carnefici nello stesso momento e a volte le combiniamo veramente grosse però ad un certo punto, pazienza! Si perdona se stessi o l’altro, si cerca il perdono di se stessi o dell’altro e si va avanti.

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      • Ti fornisco uno spunto, vendetta e perdono si pensa siano opposti, mentre nell’etimo e quindi come strutture ideate dal linguaggio e dall’essere umano dopo un certo periodo storico, i due concetti sono complementari infatti in natura non esistono questi concetti, la vendetta non esiste perché esistono i passaggi e i superamenti, e il perdono idem sempre in virtù del fatto che sono costrutti culturali e filosofici, o religiosi spesso, inoltre in un quadro etimologico dove perdono significa “abbonare” e nelle società che viviamo che sono disuguali il valore etimologico coincide con ciò che generalmente viene chiesto sempre alle medesime persone a fronte comunque di mancati cambiamenti dall’altra parte, quindi di fatto è un cedere, come detto sarei risultata impopolare, ma non fa nulla volevo fornire un idea e uno spunto così tanto per riflettere. Grazie per la tua risposta E. ti auguro un buon week end. Inoltre per

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      • Aggiungo alla mia risposta precedente, che per me il fulcro sono i passaggi quindi non credo ne nella vendetta ne nel perdono, in sostanza mi appaiono appunto entrambi come costruzioni culturali, credo nei superamenti nelle morti di determinate situazioni, nella guarigione delle cose e di se stess@, spero di essere riuscita a spiegarmi.
        Ciao.

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      • Sul fatto di vivere in armonia con il prossimo e il concetto di perdonare se stessi quello che tu definisci perdono, personalmente lo definisco accettazione di ciò che si era e superamento, gli do appunto un accezione basata sul mutare uno o più aspetti e non una connotazione di tipo culturale ma anche partendo da basi diverse entrambe abbiamo raggiunto la medesima meta, infatti anche io come te sono arrivata ad una pace interiore solida e nel mio caso accompagnata da uno smantellamento di tutto quello che penso, e questa è una mia idea, di aver in passato assorbito dalla cultura nella quale tutte e tutti viviamo. I percorsi sono stati certamente differenti e infatti ogni persona ha il suo per raggiungere quello stadio.

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      • Per me il perdono dell’altro vuol dire il superamento dell’accaduto dove l’altro rimane altro. Se l’altro persevera nel suo comportamento, io non posso farci niente, rimane una questione dell’altro per il semplice fatto che io sull’altro non posso agire. L’unica cosa che posso perseguire è il controllo di me stessa e dei miei comportamenti.
        Il perdono non è un levare le responsabilità all’altro ma un liberarsi dell’accaduto a livello di me individuo che concede e riconosce il perdono.
        In fondo, ognuno risponde a se stesso (alla legge anche che però è una convenzione sociale..) e solo ed esclusivamente a se stesso. Le responsabilità sono sempre a livello del singolo individuo.
        La vendetta, come il senso di colpa, non penso aiutino ad accettare e a superare l’accaduto. Quello che è successo è di fatto, successo. Aspettare il momento per la vendetta secondo me è rimanere bloccati nel passato e nell’accaduto.
        Poi i vari concetti si possono declinare usando terminologie differenti ognuno seguendo la propria cultura e la propria impostazione.
        L’accettazione può essere dolorosa ma profondamente liberatoria. L’accettazione di me stessa e del mio passato mi ha dato la possibilità di raggiungere e di provare una calma e una serenità che in passato non avevo mai provato. Sicuramente perché, in passato, non avevo capito e compreso l’arte dell’accettare.
        Ti lascio la preghiera della serenità:
        Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso e la saggezza per conoscere la differenza.

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      • Infatti decliniamo differentemente, ovviamente il superamento e l’idea che l’altro resta l’altro da noi stess@ vale anche per me. Per quanto riguarda il senso di colpa e la vendetta non aiutano mai, sono energie pessime e da evitare sempre. Come non aiuta proiettare sugli altri quello che pensiamo di loro, e toglie anche molte emozioni oltretutto che potrebbero essere vissute in maniera fluida e spesso proiettare è qualcosa che sembra essere naturale, mentre anche quella è una zavorra e un modus culturale acquisito. Concordo perfettamente anche sulla parola accettazione, ci si fa male e lo so, quando non si accettano le cose, delle altre persone e di noi stess@.
        Conosco bene quella che chiami preghiera della serenità, è una cosa molto più antica del cristianesimo, ti ringrazio per avermela augurata anche se io sono serena anche se posso non essere percepita come tale, buona serata.

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      • No non volevo augurartela, o meglio certo che te la auguro ma era un modo per chiarire meglio il mio pensiero. Io sono io e rispondo a me stessa, gli altri risponderanno a loro stessi e ad una certa ciaone a tutto quello che è stato!

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  4. Completamente d’accordo sull’importanza del saper chiedere scusa. Lo dicevo settimana scorsa a una persona a me cara: Non sai chiedere scusa e dire grazie. Sono due poli di consapevolezza che dovremmo maturare.
    Grazie
    Eletta

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    • Non è semplice chiedere scusa, per niente. Oltre ad assumere consapevolezza, ci devi mettere la faccia e correre anche il rischio che l’altra parte non sia disposta ad accogliere.
      Però il chiedere scusa e l’accettare le scuse penso siano dei gesti di apertura, mentre il senso di colpa e il non accogliere le scuse li trovo degli atteggiamenti di chiusura.
      E’ inutile rimanere arrabbiati o vivere nel senso di colpa. Quel rimanere intrappolati non genera crescita, non genera evoluzione ma staticità e di natura, non siamo esseri statici.

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    • Ognuno risponde di se stesso, ognuno sceglie il cammino che vuole seguire e gli obiettivi che vuole perseguire. È liberatorio capire però che tutto quello che abbiamo è solo noi stessi e che solo li possiamo agire. L’altro rimarrà sempre altro. Le capacità se lo si vuole, si sviluppano. A volte partiamo già prevenuti partendo dal fatto che non siamo in grado, che non abbiamo la forza per… Non è vero. È complicato? Si. Difficile? Certo. Ma si può fare quello che si vuole, basta impegno e perseveranza.

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  5. Ciao, leggendo, …..non tutto. Mi sono alzata e ho organizzato un incontro d affari che rinviavo da tempo, su alcuni passaggi ho detto si ha ragione, mi ci volevano queste parole, e la natura . mi ha ricompensata sbocciando anche dove avevo perso la speranza che alcune piante del giardino ce la facessero, ho trovato due angeli pronti a darmi una mano.
    L amicizia è una gran forma di amore, grazie kiss

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