La nostra pelle.

A volte vorrei lasciarmi ma non saprei con chi altro andare,
a volte m’innamoro di me e ritorno a ballare.

Anche se tra te e te non c’è comprensione,
anche se non hai tempo di starti ad ascoltare,
anche se una soluzione non ce l’hai,
tu non tradirti mai.

Ho riflettuto su questo mio modo di scrivere che ho adottato di recente, questi tagli chirurgici che faccio con le parole. In realtà, se si vuole vedere la mia parte emotiva basta leggere la categoria Every Open Eye, lì c’è tutta la mia emotività invernale ma a me, quell’emotività non piace. Quell’emotività non sono io e non si tratta di non saper provare niente. Il punto è che non mi piace farmi travolgere da quello che provo. Se ripenso alla me emotiva percepisco solo confusione e disordine e la mancanza di ordine non mi è mai piaciuta. C’è chi si lascia trasportare dalle emozioni e riesce a fare le scelte migliori, io faccio le scelte peggiori. Ho bisogno di analizzare con un taglio pulito e netto le cose per capire cosa voglio fare, la confusione non è cosa mia. L’emotività non mi ha mai aiutato a capire quello che stava succedendo o a fare chiarezza sulle cose, anzi. Quell’emotività provata in inverno mi ha solo fatto del male, mi sono sentita fuoriuscita da me stessa, come se non fossi io a parlare, a pensare, a muovermi. Quell’emotività provata e assecondata mi ha fatto fare cose prive di logica e io, senza logica, non so stare. Forse per questo a me i quadri di Lucio Fontana sono sempre piaciuti.
Una mia amica mi ha detto: “è come se tu avessi tutte le tue emozioni come vestiti, appesi in un armadio. Ogni tanto apri il tuo armadio e osservi e studi le tue emozioni. Sai che stanno lì, sai che sono cosa tua ma rimangono dentro l’armadio. Non sono d’accordo con chi ti definisce anaffettiva o fredda. Tu hai grande profondità di sentimenti ma non sei emotiva. Forse sei consapevole che spesso l’emotività può essere un boomerang”.
Forse, oltre a non amare l’emotività e il caos che ne può discendere, è che sono una persona timida, riservata e poco superficiale. Il mostrare quello che provo mi ha sempre messo a disagio. Sento di avere quella “grande profondità” di sentimenti ma forse, proprio perché li percepisco come profondi, penso che debbano essere accuditi e tutelati, non possono essere esposti e rivelati così, d’emblée. Forse per questo amo molto, oltre quei tagli puliti di Lucio Fontana, il protagonista delle “Conseguenze dell’amore”, Titta di Girolamo. Titta di frivolo ha solo il nome ed è una persona che, davanti all’amore provato, mette a repentaglio la sua intera esistenza.
All’apparenza sono una sfinge e mi è stato anche detto una volta, tempo fa, da un mio capo. Si, ad un approccio superficiale sono una sfinge e cosa provo? Nessuno lo sa o forse basterebbe solo osservarmi in modo più attento, andando al di là di quei tagli sulla tela.

E scoprire che sei proprio tu la persona che ti ha fatto ridere di più,
E scoprire che sei proprio tu la persona che ti ha fatto piangere di più,
Un buon amico, lo stronzo che ti ha mentito.

Un giorno buffo di cielo assolato ci ritroveremo con un bel sorriso,
per aver capito poco di questo nostro cervello
e dell’intero mondo così complesso, così spericolato.

Dobbiamo smettere di pensarci a partire dall’animalità come pretende la nostra cultura quando ci definisce “animali ragionevoli”. Imprigionati da questa definizione, guardiamo le nostre passioni come gli animali guardano alla loro fame e alla loro sete, pure esigenze da soddisfare. Mai ci ha sfiorato il sospetto che le nostre passioni non abbiano tanto un bisogno da soddisfare quanto un senso da dischiudere. Non abbiamo mai riconosciuto loro dell’intelligenza. Rinchiuse nel fondo opaco e buio dell’animalità, le abbiamo considerate sempre come qualcosa da contenere.
Cos’altro significa infatti essere “ragionevoli”? Non essere ostinati, adattarsi alla realtà così com’è, controllare le emozioni profonde, guardarsi dagli amori passionali non meno che dagli odi. La ragione è misura, e chi non vi si attiene ospita quel desiderio “fuori misura”, che lo colloca fuori dalla ragione.
Ma il desiderio rimanda alle stelle (de-sidera), allo struggimento delle passioni. In mezzo l’immenso vuoto che separa l’abisso delle passioni dall’altezza del cielo.
Umberto Galimberti, l’ospite inquietante*

*Citazione gentilmente presa da Nosce Sauton.
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66 pensieri su “La nostra pelle.

  1. Il ghiaccio preserva a lungo la chimica organica dei corpi che serba… è ampolla che sembra gelo, ma è perimetro di salvezza nel tempo… mai fermarsi alla superficie “gelata”… ma attraversare le trasparenze e accedere con discrezione al calore che vi si conserva… Amo le creature enigmatiche sono al di fuori del costume dell’ovvio e attraversarne il cammino è un meraviglioso e paziente viaggio di conoscenza…gran bel post, come sempre senza veli… è una sincerità che disarma solo i pettegoli… a me affascina.

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  2. A me piace il tuo modo di scrivere. Oltre al ritmo, anche i tagli. Forse sul tuo blog c’è un po’ troppo bianco. Ma questo è un gusto personale. Mio? Tuo? Che importa, no?

    Per il resto, ti trovo molto profonda. Un cervello che pare immobile, Fermo in un punto da come ti descrivi a volte. Distaccato. Ma che cela milioni di processi continui al suo interno. Più che anaffettiva, scottata. Ma sempre cogitante.
    Anche a me hanno dato dell’anaffettivo. Ma io non sono proprio capace.

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    • Troppo bianco? Forse si? Non lo so, è che anche nella vita sono per un approccio abbastanza minimal, geometrico e ordinato…
      Distaccato a volte si ma quel distacco mi salva. Ne ho bisogno per mettere ordine, per capire al meglio e più profondamente le cose. C’è chi nel disordine si trova bene, per me il disordine invece, rimane solo disordine.
      A volte si scambia l’essere anaffettivi con la capacità di esternare i propri sentimenti… Sono due concetti profondamente diversi: c’è il piano interiore del provare e il piano esteriore dell’esprimere. Chi si ferma al puro piano esteriore per “giudicare” l’altro pecca di superficialità mista ad un pizzico di presunzione.
      Tra l’altro ho come la sensazione che chi esterna molto, non è detto che poi internamente abbia capacità di provare e grandi sentimenti, anzi. In fondo se provi tanto penso anche che hai un senso di protezione verso quello che provi.

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      • Capisco il tuo approccio minimal per i colori. Un po’ funziona come quanto riporti dopo, almeno per me. I sono colorato, casinista, molto poco minimal, poiché spesso dentro sono il contrario. Ho necessità di gettare fuori i colori, in modo da vedere dentro le cose sotto una luce unica. Mettere tutto in fila per bene. Non che io sia un control freak dell’anima o un lungimirante atomico, anzi. Però confusione dentro non ne voglio.
        Il tuo discorso sull’anaffettività fila liscio e mi piace parecchio quel richiamo alla protezione verso ciò che provi.
        Però con me non funziona, giusto o sbagliato che sia. Ho incontrato persone che la pensavano proprio così. Era un nascondino non di intenzioni in pubblico, ma di sentimenti. Ma talmente ben giocato che a volte faceva male. Semplice incompatibilità di carattere.

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      • Io sono molto sincera in realtà anche se forse sfinge. Ma in fondo basta conoscermi un pò per capire al volo quello che mi passa per la testa. Ho poca mimica facciale ma nello stesso tempo, con le mie espressioni, butto fuori tutto.
        Sono minimal forse sia dentro sia fuori. Per me l’abbigliamento è importante e raramente è qualcosa che viene lasciato a caso. Anche nell’abbigliamento però mi piace percepire ordine. Magari un dettaglio colorato me lo concedo. Ma tengo molto ad una certa eleganza e sobrietà nel vestire. Il chiasso, anche fuori, mi appartiene poco.
        Io ho conosciuto persone che fisicamente sembravano esprimere tanto (abbracci e altre manifestazioni di affetto) ma che poi dentro probabilmente, avevano molto poco di “sentito”. 🙂

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      • Per le manifestazioni fisiche ti capisco. Che nessuno provi a sfiorarmi. Incenerisco a priori chi entra nel mezzometro di spazio. Non che voglia fare Raperonzolo, è che mi parte una difesa tattica da “e tu chi cacchio sei” e mi sposto. Male. Con arte. Lo vedrebbero anche da Marte.
        Sul lavoro uso molto il “copy-paste”. So che la PNL ha poche dimostrazioni scientifiche. Ma essendo un commerciale con 20 anni di esperienza… leggo, copio, ti metto a tuo agio. E poi possiamo parlare con calma. Dal vivo sono uno scempio della regolarità. “Dai, dai. Distraiti a giudicarmi per come mi vesto. Che io intanto studio il tuo disgusto.” Poi parlo.
        Non sono disordinato. Mai. Però…

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      • Io per le manifestazioni fisiche ho bisogno di confidenza con l’altro, non posso avere un approccio fisico se prima non ho un approccio “mentale”.
        La PNL ha poche dimostrazioni scientifiche è vero, però da quel poco che so e che ho visto, funziona. Comunque aiuta a capire meglio degli automatismi che mettiamo in atto e che spesso ci fanno più male che bene, quindi che ben venga.
        Sui clienti: io ho imparato a creare empatia o a cercare dei punti di contatto. La butto più sullo scherzo o sulla battuta, cerco di farli “rilassare” visto che spesso mi presento da revisore.
        A quanto pare rispetto al rapporto con i clienti sono molto cambiata, già almeno in quattro me lo hanno detto, tutti a dirmi che quasi non mi riconoscevano dagli anni passati. Non lo so, forse sarà complice una mia maggiore apertura, una maggiore confidenza con il mio lavoro e il fatto che li lascio sfogare.

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      • Non ti invidio nel tuo ruolo da revisore. Un audit è sempre preceduto da una fiaccolata di protesta e da una litania tipo “crocefissione”.
        Io con i clienti sono freddo complice. Mi apro dopo. Prima ascolto. Poi mi apro. Poi ascolto ancora. Non è un fregarli alla distanza, ma quando crei una ragnatela di “tuo fratello come sta” e “ti ricordi quella volta”… sei dentro. Risate come cavalli di troia. La PNL non funziona per chi non la sa usare,.

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      • Sei un po’ paraculo direi io e ho imparato ad esserlo anche io! Me li porto a bordo e poi zac! Chiedo documenti come se piovesse!
        No scherzo, essendo revisore interno gli dico che tramite me potranno tirare fuori quello che non va, quello di cui non sono contenti. Li accompagno nel processo di revisione spiegandogli quello che va rivisto così si sentono parte del lavoro. Cerco di fargli capire che rivedere le cose è utile per tutti. Condivido subito in modo informale i gap che emergono così già sono pronti e fanno poche storie poi. Poi certo c’è sempre qualcuno che sbuffa.
        Spesso però faccio pure da psicologa: in questi giorni sto cercando di far fare la pace tra alcuni amministrativi e l’Organismo di Vigilanza, hanno litigato di brutto e sono volate parole grosse e hanno messo in mezzo me per riprendere un dialogo. Sono stata una mattinata a calmare gli animi, spiegando le ragioni di una parte e dell’altra e cercando un compromesso.
        Lavoro con persone e se dimentico la loro umanità sono fottuta. Pensa che clienti con i quali lavoro già da un po’ mi hanno detto che a malapena quest’anno mi riconoscevano, ho imparato tanto e sono molto più aperta verso di loro.
        Con alcuni ci sono diventata amica, usciamo anche insieme! 😉

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      • Come detto il tuo ruolo non è semplice. Io ho incontrato consulenti del tuo tipo (lavorativo, intendo) un paio di volte. E siccome mi piace sempre fare il contrario di quello che la gente si aspetta, sono stato aperto e collaborativo. Senza però scivolare nel mio sorrisino sarcastico alla “E’ inutile che ti spieghi le cose, tanto non capisci un cacchio”. 🙂
        Con i clienti faccio fatica a mescolare le ore fuori dal lavoro. Non perché sia chiuso io, ma perché poi le cose prendono delle pieghe strane, a volte. In molti modi diversi. Perciò preferisco dare tutto quello che posso cercando di non fregarli con “roba che non è valida”, ma aiutandoli con il resto che può essere di grande aiuto.
        Non sono un venditore di paccottiglia. Né sul lavoro, né nella vita di tutti i giorni. Meglio un rapporto sano e limpido anche se non profondo, che una cosa che sta in piedi solo per interesse.
        Non essendo un commerciale da “dumping osceno”, una quadra solitamente la trovo.

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      • Per il momento riesco a non confondere i due piani, lavorativo e personale, però capisco che dici, è anche una mia paura. Alla fine di tutto, l’unica cosa importante è fare il proprio lavoro al nostro meglio non dimenticando mai l’umanità dell’altro che ci troviamo ad affrontare.

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      • Sai cosa?! Il mio cliente spesso è str… o altro, ma rimane sempre umano! (E come tale soccomberà ad una scatoletta di tonno aperta male mentre balla la Macarena su un tavolo con l’amante). E’ con i colleghi “furbetti” che userei la magia nera… 🙂 Anche con i rimbambiti, a volte, ma poi quando ci parlo diventa chiaro che loro siano forti in altro e basta spiegare le cose tre volte. Non apprezzo quelli troppo pieni di loro stessi. Questo mai.

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      • Ahahahahaha! La cosa della scatoletta di tonno mi ha fatto morire dal ridere!
        Quelli troppo pieni di se stessi sono quelli che hanno un ego gigantesco, hanno sempre ragione loro e non c’è verso di ragionarci. Concordo, non li sopporto neanche io, per niente. Che poi sono convinta che spesso, dietro ad un ego molto pomposo si nasconda solo una profonda insicurezza ed una incapacità di reggere il confronto.

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      • Certo che sì. Io ho provato ad andare ad un paio di convegni con i pomposi dell’ego proprio. Se li metti fuori posizione si impappinano. Se li ascolti al telefono con la moglie, sono dei disastri. Non tutti, neh?! Ma ne ho conosciuti alcuni…. Hai presente quelli tutti tronfi, ma che se devono entrare in un locale che nessuno conosce trovano una scusa qualsiasi e ti cedono il passo per farti entrare per primo? Io ste cose le noto. E poi me le ricordo… 🙂

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  3. io credo che ognuno sia come sia. ci sono persone che riescono ad avvicinarsi agli altri con un sorriso, una parola o uno sguardo. se uno ha voglia di scoprire qualcun altro lo fa a prescindere di come sia. non tutti sono pronti o sono predisposti a farlo. a me piacciono le sfingi apparenti, io mi ci butto dentro e poi è bello scoprire gli altri e farlo poco a poco. con qualcuno viene meglio e in poco tempo. ma è bello scoprire.

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    • Sono d’accordo con te, a me piace scoprire l’altro poco a poco. Trovo più affascinanti le persone che si rivelano poco a poco, senza fretta. Solitamente sono coloro che nascondono i mondi interiori più interessanti.

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  4. Perché l’emotività deve averti fattori dire necessariamente cose illogiche? Non eri priva della ragione ma in una fase diversa. Non siamo solo essere emotivi o essere soltanto logici, non possiamo chirurgicamente suddividerci per non rischiare di non poter controllare quanto è dentro di noi.

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    • A livello personale mi sono sentita privata del mio raziocinio, in parte priva di ragione.
      Non è questione di essere emotivi o logici o di suddividermi in modo chirurgico, è un discorso legato al sentire ordine dentro di me. Provare quello che provo, avere i sentimenti che ho ma nello stesso tempo, non lasciarmi travolgere da un puro “istinto animale”. Ho riportato per questo l’estratto di Galimberti che spiega sicuramente meglio di me quello che voglio dire. Anche le passioni, anche i sentimenti a mio giudizio, sono dotati di una loro intelligenza e non sono puri istinti animali da soddisfare.
      Non ho nulla contro chi vive di emotività e si lascia trasportare da questa, semplicemente è una caratteristica che a me non appartiene. Avendola in parte provata mi sono sentita “fuori di me”. 🙂

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  5. Quello che mi piace è:
    1) le citazioni incrociate di stili e generi e mezzi differenti
    2) che siamo diverse e comunque o per questo è interessante leggerti

    (Io a volte vorrei essere meno emotiva, ma dura poco e quell’emotività mi manca e anche le scelte sbagliate che mi ha fatto fare e il mio modo che avevo una volta di goderne)

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    • 1) mi piace associare la mia scrittura alla musica e con qualcosa che altri hanno scritto, forse per completare meglio il mio discorso.
      2) la diversità è bella, io posso apprendere da te e tu da me.
      L’emotività come tante altre cose è una caratteristica. Secondo me il punto non sta nell’essere o nel non essere emotivi. Il punto sta nell’amarsi e nel volersi bene per quello che si è, ognuno a suo modo.
      A me l’emotività genera una confusione di pensiero, forse ad altri genera lucidità di pensiero o magari anche se genera confusione quella confusione piace.
      Mi sono sempre fidata molto di me stessa e delle mie sensazioni, mi hanno quasi sempre indicato la giusta via. Ma la chiarezza di dove andavo me l’ha sempre data una me più “ponderata”, più calma nel ragionamento.

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      • Amarsi e volersi bene dopo essersi conosciute (anzi, me tre ci si conosce, perché dubito si possa finire). Ti capisco… Comincio ultimamente a capirne l’importanza e a esercitarmi un po’. Anche scrivere aiuta

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      • Il conoscersi intimamente è molto importante. Secondo me solo dopo essersi conosciuti si capisce anche cosa si vuole. In questo senso per me la scrittura è terapeutica, mi aiuta a mettere le cose in ordine e a capirle in modo più profondo.

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      • Che bello!

        …Per il momento mi aiuta a dirmele. Dirmele e lasciarle da parte senza pensarci troppo (e male). Mi accorgo che quando passa un po’ di tempo (e mi rileggo) le ho capite meglio, ho evitato di lanciarle e lasciarle in una galassia di paranoie

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      • Lasciare lì le cose a meditare è anche quello di grande aiuto. Con il passare del tempo capita spesso che le cose si rivelino così, da sole. A livello personale, soprattutto in questo anno, ho lavorato tantissimo su me stessa. Mi sono letteralmente smontata e rimontata ma avevo bisogno di capire tante cose, di eliminare quello che in me non piaceva. È un lavoro faticoso e ed estenuante però concede tanto.

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      • Io ho cominciato non so quanti anni fa… Ma quest’anno ho vissuto da sola all’estero e questo ha accellerato tutto, per fortuna. Dolorosamente prima, in modo piacevolmente più facile poi

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      • Provare del dolore quando si comincia un lavoro profondo su se stessi penso sia inevitabile. Io penso di aver toccato delle vette di dolore spirituale purissimo. Guardarsi dentro, ammettere i propri limiti, le proprie mancanze comporta del dolore.
        Però dopo quel dolore e dopo l’accettazione di esso si rinasce a nuova vita e con il senno di poi, dico che ne è veramente valsa la pena. Molti intorno a me mi hanno detto di vedere una me molto differente e lo sento anche io.
        Sono più serena e forse anche più felice.
        Ora mi sento molto calma, di una calma bella e rassicurante.

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    • Non ripudio l’emotività e non ripudio la me stessa del passato. In fondo mi ha fatto anche scrivere cose belle, o forse no? Chi lo sa! 🙂
      Non ripudio quell’emotività, sto solo dicendo che generalmente non mi appartiene, che non sono solitamente io. Quell’emotività mi ha generato confusione e non mi ha dato lucidità e ordine di pensiero.
      Le mie decisioni migliori vengono prese quando dentro di me percepisco calma, quando non vengo travolta dai miei sentimenti e dalle mie passioni.

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  6. Vivi libera.
    Io son sempre stata timida. Se guardo indietro, capisco che mi son fatta un sacco di paturnie per niente.
    Ed è stato un vero peccato.
    Non ne vale la pena. Rendere leggere le emozioni? E per cosa? Per compiacere gli altri?
    No, mai barattare il tuo modo di sentir le emozioni con l’approvazione altrui…

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    • Parole sante! 😉
      Come avrai capito, il discorso è legato al separare il piano interiore del provare con la capacità di esternare quello che provo. Sono stata rimproverata più volte per non esternare quello che provavo e forse in parte mi sono sentita in colpa per questo.
      Ora ho capito che da una parte, in certe situazioni, vale la pena esternare, dire quello che si prova con sincerità.
      Dall’altra i sentimenti che ho sono profondi e per me molto importanti. Di conseguenza, non ho la capacità e la volontà di esporli così, come se nulla fosse. Proprio per la loro importanza, meritano di essere tutelati.

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  7. Finché ti leggevo ho pensato che mostrare le emozioni è una forma forte di nudità. Che va molto oltre la pelle. Alla fine ho anche pensato che le passioni sono contenitori emotivi e interpretano la realtà fornendocene una mappa. Spesso sono correlate agli ideali, forse anche ai bisogni, ma non ne sono certo. Di sicuro hanno poco a che fare con i desideri.
    Quindi ordinata, ragionante, controllata, con tutti? Qui sarebbe fuori posto non esserlo, ma nella vita tangibile sarai selettiva, immagino, però da qualche parte la fiducia la metterai.
    In fondo non c’è nulla di logico nel darsi, ma hai raccontato passioni profonde e un darsi oltre limite. Ascolto senza cercare di capire, le cose hanno un loro senso e ordine che viene offerto, di quello mi sembra tu parli.
    Ma i miei sono pensieri disordinati, di una mente poco logica, che si lascia prendere dalle passioni,

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    • Il punto è che c’è un piano interiore del provare e un piano legato alla capacità di esplicitare quei sentimenti, manco un pò nel secondo.
      Non è che manchi sempre, anzi. Cerco di capire (e lo sto capendo ancora meglio ora) quando è giusto esplicitare, quando ne vale la pena.
      Ho riportato la citazione di Galimberti perché la sento mia. Le passioni, i sentimenti hanno una loro intelligenza e non mi piace farmi travolgere da quello che provo. Vista la loro grande profondità, penso che quello che mi porto dentro debba essere tutelato ed accudito.

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  8. permettimi di dissentire da questo tuo prendere le distanze dalle emozioni in nome della dea ragione, da questo tuo rinnegare i “racconti d’inverno”, che sono andato a leggerne uno, make them gold (o un titolo simile, cito a memoria) e vi ho trovato la bellezza della fragilità, perchè, prima ancora che ragionevoli o irrazionali, siamo esseri fragili e ammetterlo, confidarlo alla voce scritta, farsene carico, diventa coraggio e bellezza. Sarà che sono appena rientrato da qualche giorno di fatica e leggerezza, di meraviglie, stordimenti e rischi, che se avessi seguito solo la ragione avrei evitato, privilegiando la poltrona e i pensieri distanti dalla vita. Non me lo sarei perdonato.
    ml

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    • Ti permetto sempre di dissentire! 🙂
      In realtà io non sto rinnegando niente di quello che provo, anzi. Sto “nobilitando” tutto quello che mi porto dentro.
      Mi trovo d’accordo con Galimberti. Per me i sentimenti hanno una loro “intelligenza” e vanno per questo tutelati, studiati, capiti. Nel fare questo esercizio, mi lascio trasportare da essi, gli concedo il giusto spazio che meritano.
      Non sono per la pura ragione. Sono per provare, per amare e per dare. Però nell’amare, provare e dare ci deve essere anche della “ragionevolezza” altrimenti secondo me, i sentimenti vengono sminuiti a istinti che hanno come unico scopo il puro soddisfacimento del proprio io egocentrico.

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      • allora forse abbiamo sfumature differenti per un concetto sostanzialmente simile, chè anch’io ho molta ragionevolezza nello scegliere di essere per qualche giorno irragionevole 🙂
        (ma le parole iniziali sono tue, non di Galimberti, vero? in ogni caso molto sentite)

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      • Forse possiamo definirla una sorta di irragionevolezza consapevole! 🙂
        Quelle in corsivo prima e dopo il mio testo sono versi della canzone che ho scelto per il post. Lego sempre quello che scrivo alla musica e riprendo sempre parte del testo della canzone scelta.
        La parte finale, dopo il mio testo, è uno spezzone dell’ ospite inquietante di Galimberti che sto leggendo e che ho ritrovato sul blog da cui l’ho preso.
        A volte quello che leggo mi ispira nella scrittura, a volte, quello che scrivo mi richiama alla mente cose che ho letto. Mi piace trovare un filo rosso di congiunzione tra musica, mie parole e parole altrui anche se a volte il filo rosso è solo nella mia testa!

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  9. L’intelligere dei sentimenti e ancor più quello delle passioni credo abbia sensi propri, che si nutre anche nel sauro che sta nel profondo. Poi ma man mano sale la consapevolezza si alimenta in noi, nel nostro modo di relazionarsi e quindi di essere tra gli altri. Credo però che le passioni criptate siano quasi un ossimoro proprio per la meccanica di esse e per la necessità di una loro evoluzione/liberazione. A me mancano molto, da qualche tempo, ma capisco ciò che dici, in particolare la volontà di tutelare e accudire ciò che senti più personale e importante.

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    • Lasciarsi trasportare in modo incontrollato è faticoso, a volte disarmante ma capita anche questo.
      Però mi sento più a mio agio in me stessa così, con una consapevolezza emotiva. Questa consapevolezza emotiva mi da serenità. Forse è che sono una persona che ama la calma e il tumulto non mi appartiene.

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  10. tema interessante. che fa pensare. Soprattutto chi come me è diverso e col passare degli anni ha totalmente perso timidezza e soprattutto riservatezza. Intanto grazie per aver scritto d’emblée in maniera corretta, non lo leggevo giusto da secoli 🙂

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      • Il mostrare è un grande atto di coraggio! Vuol dire vivere serenamente rispetto a quelli che sono i propri sentimenti senza avere il timore di esporsi.
        Io sto imparando ad essere meno “chiusa”. Ora mi lascio andare di più e mostro maggiormente quello che provo perché in fondo è importante comunicare con l’altro e pazienza se l’altro non riesce ad accettare fino in fondo.
        Però rifiuto il giudizio dato superficialmente, a volte, paradossalmente, chi sembra mostrare poi non ha nulla da “dichiarare” realmente.

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      • Il coraggio c’è se c’è la paura, e quella non ce l’ho, quindi non mi sento un coraggioso 🙂 Mi espongo perché mi viene così è perché semplicemente lo trovo “pratico”: essendo diretti e sinceri si fa entrambi prima a capire se ci si può andar bene o no!

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      • Il tuo ragionamento non fa una piega! Alla fine come si fa, si fa bene e si fa male nello stesso tempo. Non c’è una ricetta universale e ognuno ha la propria. Basta alla fine non vivere di rimpianti che sono solo deleteri!

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  11. E’ un argomento che fa sicuramente riflettere. Io, ad esempio, ho sempre affrontato tutto con estrema emotività e la maggior parte delle mie scelte sono state prese seguendo l’impulso e il caotico miscuglio di sentimenti che provavo in quell’esatto momento. Alcune scelte sono state tragiche, ma altre si sono rivelate vincenti. Ho sempre reputato la mia emotività una delle più belle parti del mio carattere, quindi è molto interessante leggere che per qualcuno quello stesso tratto è motivo di disagio 🙂

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    • La bellezza di noi tutti sta nelle nostre differenze. A me l’emotività offusca la mente il giudizio. Devo ragionare prima di prendere delle decisioni. È solo una questione di struttura, c’è appunto chi seguendo il flusso, fa le scelte migliori.
      È bello scoprirsi ognuno differente dall’altro, dalle differenze dell’altro possiamo apprendere nuovi modi di essere e magari qualche modo di essere possiamo farlo nostro. Io ho sempre imparato osservando l’altro nella sua diversità.

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