Clearest blue.

EVERY OPEN EYE 1

Light it’s all over us,
like it always was.

You can just keep me there.

So please say you’ll meet me,
meet me halfway.

Ero immobile nel letto con gli occhi spalancati, stesa in una posizione strana. Ormai ero sveglia ma non riuscivo a muovere un muscolo, non volevo muovere un muscolo, a volte mi capitava. In fondo era un lusso che riuscivo a concedermi raramente.
Sentivo che pian piano stavo riacquistando un po’ di serenità che tanto mi era mancata nelle ultime settimane. Forse stavo ritrovando un po’ di pace perché sentivo di aver capito tante cose importanti, sentivo di aver capito quello che volevo. Forse però volevo rimanere immobile quella mattina per lasciarmi andare, per non affrontare qualsiasi cosa ci fosse da affrontare. Perché l’affrontare è impegnativo e non sempre siamo pronti a farlo.
Siamo progettati per sopravvivere a qualsiasi cosa. Il nostro corpo ci protegge in questo, ci salvaguarda. Per un po’ ci lascia fare, ci lascia nella nostra disperazione, poi arriva e ci raccoglie. È come se fosse una madre che sa che il dolore esige di essere vissuto ma sa anche che, ad un certo punto, bisogna lasciare andare.
L’errore che spesso facciamo è interpretare e vedere quello che ci circonda soffermandoci solo sul lato pratico delle cose come se le persone, i sentimenti fossero semplicemente qualcosa da dover gestire. Confondiamo sempre il lato pratico e il lato spirituale delle cose e il primo ha molto spesso la meglio sul secondo. Io stessa ero in perenne lotta tra il pratico e lo spirituale. Quella mattina non volevo alzarmi dal letto, mi sarei voluta perdere in me stessa ma avevo deciso di andare a comprare le tende. Così mentre stavo scegliendo la trama e il colore mi ero ritrovata a pensare a quanto Cartesio avesse torto.

La verità è che una certa solitudine è una conseguenza inevitabile dell’essere una persona intelligente e sensibile. E’ una caratteristica innata di chi vive un’esistenza complessa.
Buona parte di ciò che vorremmo vedere riconosciuto e confermato dagli altri e che ci piacerebbe condividere, è inquietante per la società. Molte delle idee che conserviamo nei meandri della nostra mente sono troppo strane, sottili e allarmanti per essere rivelate a qualcun altro senza correre rischi. Siamo costretti a scegliere tra l’onestà e l’accettabilità, e comprensibilmente spesso scegliamo la seconda.
Ci vuole molta energia per ascoltare un’altra persona e condividere empaticamente le sue esperienze. Non dovremmo accusare gli altri di non sapersi concentrare su di noi. Vogliono incontrarci ma dobbiamo accettare l’energia con cui cercheranno di incentrare il dialogo sulla loro vita. Siamo condannati a morire da soli, questo significa che siamo gli unici a dover sopportare il peso del nostro dolore. Gli altri possono incoraggiarci, ma in ogni vita l’individuo è solo in un oceano, in balia delle onde. Gli altri, anche i più gentili, restano a riva salutandoci con la mano. E’ altamente improbabile che ci capiti di incontrare qualcuno con un’anima uguale alla nostra. Siamo destinati a bramare una totale concordanza, ma andiamo incontro a una costante dissonanza perché siamo arrivati sulla Terra in momenti diversi, siamo il prodotto di famiglie e esperienze diverse e semplicemente non siamo fatti della stessa pasta delle persone che incontriamo. L’altro penserà in modo diverso uscendo dal cinema o osservando il cielo notturno. Proprio quando vogliamo che dica qualcosa di profondo e bello, ricorderanno un dettaglio banale della vita domestica o viceversa, è quasi comico. Quasi sempre non incontreremo mai le persone che potrebbero capirci meglio degli altri ma queste persone esistono.
Il problema è tanto più grave quanto più siamo riflessivi e intuitivi, perché questo riduce il numero di persone simili a noi. Non è un mito romantico, la solitudine è una tassa che dobbiamo pagare per la nostra complessità.

– Alain De Botton –

Dance, Dance, Dance.

YOUTH NOVEL 7

Having trouble telling how I feel,
couldn’t possibly tell you how I mean.

So when I’m tripping my feet, look at the beat,
the words are written in the sand.
When I’m shaking my hips, look for the swing,
The words are written in the air.

A volte per poter andare avanti bisogna tornare indietro. A volte per poter andare avanti, bisogna tornare alle origini. Avevo preparato una borsa con un pigiama ed un libro ed ero andata a stare a casa dei miei per il weekend. C’era ancora la mia stanza ma appariva del tutto diversa: c’era un divano letto e dei mobili improbabili ma nel complesso aveva il suo perché, la luce era tenue e soffusa al punto giusto. Avevo anche di nuovo il mio balcone dove fumare la sigaretta del dopo cena.
La mia voglia di emancipazione negli ultimi tempi era stata enorme, mi aveva quasi divorata dall’interno. Avevo fame di crescere, fame di recidere le radici. Avevo così fame di crescere che ne ero stata quasi accecata e probabilmente nel mio cammino di emancipazione avevo commesso qualche errore di valutazione. Avevo fretta di dimostrare qualcosa a me stessa, avevo fretta di dimostrare di essere una presunta donna. Ero così stata accecata dalla mia fretta di emancipazione che non avevo capito che dovunque sarei andata le mie fragilità mi avrebbero seguito. In fondo a volte sono il contrario di quello che appaio, sono come un vaso di cristallo sull’orlo di un precipizio. In fondo sono ancora una bambina, perché la mia presunta emancipazione è stata pagata da qualcun’altro e non da me e così sono bravi tutti. In questo ero stata più decadente di chi a viso aperto fa il decadente.
Avevo deciso di recidere le mie radici da te in un momento di stanchezza. La mia era solo stata una richiesta di aiuto. Era un modo per chiederti di aiutami ad aiutarti, di aiutami ad esserci per te, di aiutami a capirti meglio. Era un modo per chiederti di aiutami a capire il modo migliore di accoglierti, era un modo per chiederti di parlarmi.

Jep: Su “donna con le palle” crollerebbe qualsiasi gentiluomo. Stefà l’hai voluto tu, eh? In ordine sparso: la tua vocazione civile ai tempi dell’università non se la ricorda nessuno, molti invece ricordano personalmente un’altra tua vocazione che si esprimeva a quei tempi, ma si consumava nei bagni dell’università. La storia ufficiale del partito l’hai scritta perché per anni sei stata l’amante del capo del partito. I tuoi undici romanzi pubblicati da una piccola casa editrice foraggiata dal partito, recensiti da piccoli giornali, vicini al partito, sono romanzi irrilevanti, lo dicono tutti, questo non toglie che anche il mio romanzetto giovanile fosse irrilevante, su questo ti do ragione. La tua storia con Eusebio: ma quale? Eusebio è innamorato di Giordano, lo sanno tutti. Da anni pranzano tutti i giorni da Armando, al Pantheon, sotto all’attaccapanni, come due innamoratini sotto alla quercia. Lo sanno tutti e fate finta di nulla. L’educazione dei figli che tu condurresti con sacrificio minuto per minuto: lavori tutta la settimana in televisione, esci tutte le sere, pure il lunedì, quando non si manifestano neppure gli spacciatori di popper. I tuoi figli stanno sempre senza di te, pure durante le vacanze lunghe che ti concedi. Poi hai per la precisione un maggiordomo, un cameriere, un cuoco, un autista che accompagna i ragazzi a scuola, tre baby-sitter. Ma insomma, come e quando si manifesta il tuo sacrificio? Queste sono le tue menzogne e le tue fragilità. Stefà, madre e donna, hai cinquantatrè anni e una vita devastata, come tutti noi. Allora invece di farci la morale, di guardarci con antipatia… Dovresti guardarci con affetto. Siamo tutti sull’orlo della disperazione, non abbiamo altro rimedio che guardarci in faccia, farci compagnia, pigliarci un poco in giro. O no?
– La Grande Bellezza –

Hot and Bothered.

EARTH SICK 2

It’s comforting to
allow yourself to feel pain.
Maybe it’s true, maybe it’s true,
You feel more alive this way.

We would never be the same if it wasn’t for our deepest wounds,
We don’t want another shape, we just don’t wanna be misunderstood.
We try hard to play the game cause we just want to feel something good.
And you know, you know.

Il problema non è il problema di per se ma come ognuno di noi decide di affrontare il problema. Il problema diventa problema perché siamo noi a farlo diventare problema tramite la nostra percezione.
Ad un certo punto mi sono ritrovata a chiedermi se ne è valsa la pena. Se tutto quello che ho fatto in questi anni ha avuto un senso, banalmente mi sono chiesta il perché delle cose. Perché alcuni di noi scelgono le responsabilità e perché alcuni di noi le rifiutano. In questo non c’è un approccio giusto e uno sbagliato, ci sono semplicemente modi diversi di vivere, modi diversi di esprimersi. Mi sono ritrovata a chiedermi se potrei essere altro rispetto a quello che attualmente sono e faccio, se potrei reinventarmi in qualche modo. Mi piace il cammino che ho intrapreso e come mi sto evolvendo? In questa situazione mi sento a mio agio? Alla fine la risposta mi è venuta naturale, la risposta è che mi sento a mio agio. Forse faccio parte di quella schiera di persone che non è spaventata dalle responsabilità e dai propri limiti. Mi sono resa conto che in questi anni ho affrontato i miei limiti senza neanche starci troppo a pensare. Dopo averli superati realizzavo di averlo fatto. Probabilmente, a volte, per affrontare i propri limiti bisogna metterci incoscienza, se ci si sofferma troppo a pensare la paura può bloccarci. Probabilmente i nostri limiti non sono altro che nostre insicurezze, presunte incapacità. Molto spesso nessun limite è reale, è solo nella nostra testa.
Forse era per questo che mi piaceva tanto nuotare. Mi buttavo in acqua e andavo, non mi facevo troppe domande. Mi piaceva tanto sgambettare con la tavoletta, facevo sempre più schiuma di tutti sbattendo i piedi in acqua. Quella gara l’avevo vinta senza neanche starci troppo a pensare, mi sono accorta, una volta finito, di aver vinto. Mi piacerebbe tornare in piscina, l’odore del cloro mi ha sempre calmato all’istante. Ora per calmarmi vado a correre, ho cominciato le ripetute ma sto fumando troppo.
Nessuno ha mai saputo qual’è il mio posto preferito di Roma, ci penso spesso ma non ci vado mai.

E. “Ma tu anche con il terremoto stai li a picchiettare?”
M. “Nella vita bisogna smazzare, sempre.”

Men can be lazy, women can’t.
And I think that goes double for you.
– The Good Wife – 

Non ero amato da quelli del vilaggio,
e affrontavo chi m’insultva
con una protesta diretta, senza nascondere o nutrire
segreti rancori o rammarichi.
E’ molto lodato il gesto di quel ragazzo spartano,
che nascose il lupo sotto il mantello,
e si lasciò divorare senza un lamento.
E’ più coraggioso, credo, strapparsi il lupo di dosso
e combatterlo apertamente, magari per strada,
tra polvere e urla di dolore.
La lingua sarà forse un organo ribelle –
ma il silenzio avvelena l’anima.
Mi biasimi chi vuole – io sono contento.
– Edgar Lee Masters –

Half Hero.

EARTH SICK 1

I’m alone with my desire,
I’m a saint and I’m a liar.
Always in the middle of it,
One foot forward, one to the left.
What will I become from this?
Justifying every sin.
Come with me, leave me alone.

B. “Sono impressionata da come stai affrontando la cosa. Hai una calma, una serenità pazzesca.”
E. “In fondo non è successo niente, ho ancora tutte le dita dei mani e dei piedi. Che mi manca?”
B. “Ma non ti viene voglia di incazzarti?”
E. “Ma perché dovrei? E poi con chi dovrei arrabbiarmi? Che senso avrebbe? La mia salvezza è che sto capendo molto di quello che è successo, il capire aiuta. Ogni situazione porta con se del buono, sta solo a noi individuarlo.”
B. “Io non ho mai visto una tale lucidità di pensiero. Stai soffrendo vero?”
E. “Molto. La sofferenza ora fa parte di me ma va bene così, ad un certo punto come è venuta andrà via. Non voglio però nascondermi, anche la tristezza va indossata con eleganza e grande charme. Anche la tristezza fa parte dell’animo umano, non possiamo pubblicizzare solo la felicità. Anche la tristezza, come tutte le altre emozioni, ha la sua dignità. Forse l’unica cosa importante è portarla con se in modo composto, senza drammi.”
B. “Sai che hai cambiato faccia?”
E. “Nessuno si è accorto che ho cambiato colore di capelli ma tutti mi dicono che ho un viso diverso.”
B. “Si ma hai un bel viso, un viso forse più saggio e rilassato con occhi più profondi.”
E. “Meglio così, non tutti i mali vengono per nuocere. Ma lo sai che ora mia madre ha cominciato a lasciarmi poesie di Leopardi sul cuscino? Dice che chi interpreta Giacomino solo come un pessimista ha una visione molto limitata di quello che ha scritto.”
B. “Che mita, la voglio conoscere.”
E. “Facciamo un pranzo ma se poi comincia a parlare della tragedia greca te la sopporti tu.”

O luna, tu che illumini ogni sera il tempo del sonno,
dove il sogno prende il sopravvento sulla realtà,
dove le ombre cancellano la luce,
illumina anche il mio cuore, perennemente dolente.
O spicchio di luce, che illumini i baci e le carezze dei giovani innamorati,
rischiara il loro cammino,
perché, confusi dal loro sentimento, non vedono l’irto sentiero
dove si imprimono i loro inesperti passi.
O notte, portatrice di effimere illusioni,
il tuo manto stellato possa avvolgere le mie parole
e consegnarle al vento, affinché possa essere mio messaggero.
– Giacomo Leopardi – 

Window Blues.

YOUTH NOVEL 6

Don’t strain yourself for me,
don’t break yourself for me,
don’t lose your selfish ways for me.

Don’t go all soft on me,
don’t come across for me,
don’t lose your selfish ways over me.

L. “Ma tu sei la stessa che due anni fa è venuta a fare l’audit?”
E. “Si”.
L. “Hai qualcosa di diverso… Sei molto più donna.”
I vent’anni stanno finendo e sento già la loro mancanza. I vent’anni stanno finendo e io sto facendo pace con tante cose.
Sto accettando di non avere tanto tempo e che tutte le mattine la sveglia suona.
Sto accettando di aver fatto tutto quello che ho potuto, che mi sono sentita spesso in colpa e che a volte mi sono sentita inferiore. Sto accettando che nonostante non mi sia sentita all’altezza, la mia coscienza è in pace con se stessa e questa è l’unica cosa che conta.
Sto accettando che con i tacchi ci litigherò sempre ma che non ne posso fare a meno, rendono più interessante qualsiasi outfit. Sto accettando che mi piace la mia eleganza, mi piace vestirmi con cura ma in modo sobrio, il chiasso delle fantasie non lo sopporto. Sto accettando che devo andare più spesso dal parrucchiere ma che i miei capelli non saranno mai perfetti, sto accettando i primi capelli bianchi.
Sto accettando che non ha senso odiare il lunedì e anche il martedì.
Sto accettando che tu hai ancora tutta la tua adolescenza da vivere e che io non ho alcuna voglia di aspettare, di volerti ancora. Sto accettando che tu, ancora una volta, sei scappato da te stesso prima ancora che da me. Sto accettando che probabilmente non ti perdonerò mai per essere scappato in quel modo e per avermi inflitto un dolore che non meritavo. Sto accettando che posso essere me stessa senza di te, che non hai più alcuna importanza.
Sto accettando che mi piace tanto giocare con il trucco ma che a volte, per sentirmi più bambina, mi piace andare in giro struccata. Sto accettando la bellezza delle piccole cose, la gioia e la felicità nascosta negli attimi quotidiani.
Sto accettando che spesso le persone ti stupiscono, devi solo dargli una possibilità. Sto accettando che il senno del poi non esiste, esistono il passato e il presente con tutte le loro forme, a volte bizzarre.
Sto accettando che a volte ho bisogno di aiuto e di affidarmi all’altro. Sto accettando che a volte ho bisogno di essere coccolata.
Sto accettando che non mi piace più andare a ballare anche se a volte può essere molto divertente. Sto accettando che, dopo una giornata di lavoro, voglio prendermi un momento per me con un bicchiere di vino, un libro o una serie TV.
Sto accettando che il mondo delle idee di Platone non esiste e che amare l’altro in ogni sua forma è un puro atto di fede.
Sto accettando che i momenti di confronto e di contrapposizione sono assolutamente necessari, sono l’unico strumento di crescita che abbiamo.
Sto accettando che per quante evasioni io possa cercare, l’unica cosa che per me conta è avere qualcuno che non mi voglia definire, qualcuno capace di accogliermi in tutte le mie forme. Qualcuno con cui condividere me stessa.
Sto accettando che a volte, l’unica cosa che puoi fare è lasciare andare e non fare niente.

I’m gonna be honest. You know this is crap. I know this is crap.
You and I were build for this, it’s what we do.
Now, we can look at normal people and want to be like them but we can’t really.
– The Good Wife –

Dimentichiamo quasi sempre che le vite delle persone non sono soltanto questo: ogni percorso si compone anche delle nostre perdite e dei nostri rifiuti, delle nostre omissioni e dei nostri desideri insoddisfatti, di ciò che una volta abbiamo tralasciato o non abbiamo scelto o non abbiamo ottenuto, delle numerose possibilità che nella maggior parte dei casi non sono giunte a realizzarsi – tutte tranne una, alla fin fine -, delle nostre esitazioni e dei nostri sogni, dei progetti falliti e delle aspirazioni false o deboli, delle paure che ci hanno paralizzati, di ciò che abbiamo abbandonato e di ciò che ci ha abbandonati. Insomma, noi persone forse consistiamo tanto in ciò che siamo quanto in ciò che siamo stati, tanto in ciò che è verificabile e quantificabile e rammemorabíle quanto in ciò che è più incerto, indeciso e sfumato, forse siamo fatti in ugual misura di ciò che è stato e di ciò che avrebbe potuto essere.
Tutti viviamo, in maniera parziale ma permanente, subendo l’inganno oppure praticandolo, raccontando soltanto una parte, nascondendo un’altra parte e mai le stesse parti alle diverse persone che ci circondano. E tuttavia, a quel che sembra, non siamo del tutto capaci di abituarci a ciò. E quando scopriamo che qualcosa non era come l’abbiamo vissuto – un amore o un’amicizia, una situazione politica o una aspettativa comune e addirittura nazionale – ci si presenta nella vita reale quel dilemma che può tormentarci così tanto e che in grande misura è il terreno della finzione: non sappiamo più com’è stato per davvero ciò che ci sembrava certo, non sappiamo più come abbiamo vissuto ciò che abbiamo vissuto, se è stato quello che abbiamo creduto fino a quando siamo stati ingannati o se dobbiamo gettare tutto quanto nel sacco senza fondo dell’immaginario e tentare di ricostruire i nostri passi alla luce della rivelazione presente e del disinganno.
La più completa delle biografie non è fatta d’altro che di frammenti irregolari e di scampoli scoloriti, anche la propria biografia. Crediamo di poter raccontare le nostre vite in maniera più o meno ragionata e precisa, e quando cominciamo ci rendiamo conto che sono affollate di zone d’ombra, di episodi non spiegati e forse inesplicabili, di scelte non compiute, di opportunità mancate, di elementi che ignoriamo perché riguardano gli altri, di cui è ancora più arduo sapere tutto o sapere qualcosa. L’inganno e la sua scoperta ci fanno vedere che anche il passato è instabile e malsicuro, che neppure ciò che in esso sembra ormai fermo e assodato lo è per una volta e non per sempre, che ciò che è stato è composto anche da ciò che non è stato, e che ciò che non è stato può ancora essere.
– Javier Marias – 

Breaking It Up.

YOUTH NOVEL 5

Darling I’ll leave and you won’t come along;
so give me the reason to stay, give me the reason to wait.
‘Cause darling we’re here but my true love is not.
I let you think that I’m yours when I’m not;
keep you here though I’m ready to drop the last line.
Breaking it up, it’s already gone.

If you’re going abroad I can’t help you,
if you’re crossing the street I might be there.

Ho scelto di non provare dolore, ho scelto di provare ad essere felice. Si, ho scelto di provare ad essere felice. Nella vita siamo sempre in attesa che arrivi la felicità, come se questa dipendesse da qualche fattore esterno. Speriamo sempre che arrivi qualcuno a portarcela.
Sono stanca di aspettare, io voglio essere felice ora e voglio occuparmi dell’unica relazione sicura che ho, quella con me stessa. Viviamo sempre proiettati verso l’altro, viviamo in funzione di come l’altro di percepisce.
In realtà, l’unica cosa di cui dovremmo preoccuparci, è capire come ci percepiamo noi, siamo l’unica persona con la quale veramente dobbiamo fare i conti. Le persone e le stagioni passano, noi stessi restiamo sempre, che ci piaccia o no. Ho realizzato che forse non ero contenta di quello che vedevo, quella che ero non mi permetteva di essere felice. Mi sono resa conto che potevo essere molto altro, potevo essere luce. Allora perché fermarmi?
Abbiamo un potere e una responsabilità verso di noi grandissima. Abbiamo il potere di essere quelli che vogliamo, abbiamo il potere di cambiare. Allora perché non usare questo potere? Perché aspettare che qualcuno ci porti il cambiamento? Perché essere il limite di noi stessi?

I want a happy life, and I want to control my own fate.
– The Good Wife –

Tonight.

YOUTH NOVEL 4

Watch my back so I’ll make sure,
you’re right behind me as before.
And don’t you let me go, let me go tonight.

Stavo montando delle scatole dell’Ikea, non tolleravo più la libreria così in disordine. Erano le dieci di sera passate e stavo ascoltando la colonna sonora del momento. Sono semplicemente scoppiata a piangere, di un pianto forte e genuino. Non piangevo più per il dolore della perdita, piangevo per la gioia del ritrovamento di me stessa. Mi sentivo veramente bene, non riuscivo a capire come mai ma mi sentivo bene. Stavo finalmente passando ad una nuova epoca della mia vita. Avevo capito solo che volevo essere felice. Questione all’apparenza molto banale ma forse per me non lo era per niente. Volevo costruire una famiglia, volevo raggiungere la felicità delle piccole cose, non volevo più la complessità dei gesti e delle parole, non volevo più farmi trattenere dal passato e dalle false credenze.
Questo dolore mi sta liberando da me stessa per ridarmi a me stessa tramite la verità. L’assenza mi sta permettendo di ridefinirmi totalmente come persona, il guscio è uguale a prima ma il dentro si sta evolvendo in un modo totalmente nuovo e inaspettato. Non provo rabbia, non provo risentimento. Provo solo gioia, gioia per aver intrapreso un cammino meraviglioso.

I’m feeling a bit vulnerable, but I’m going to use it.
– The Good Wife –